Basilicata, i tartufai portano in tribunale la gestione forestale regionale
Non si tratta di una protesta simbolica né dell’ennesima lamentela di categoria. In Basilicata il mondo della raccolta del tartufo entra in una fase nuova, destinata a far discutere ben oltre i confini regionali. Un’associazione rappresentativa dei raccoglitori lucani ha infatti avviato una mobilitazione finalizzata alla promozione di azioni legali contro la gestione forestale della Regione, ritenuta responsabile di procedure amministrative che avrebbero prodotto conseguenze economiche e autorizzative contestate da numerosi tartufai.
Al centro della vicenda vi sono le modalità con cui sarebbero stati gestiti il rinnovo dei tesserini di raccolta e alcune sessioni d’esame per l’abilitazione alla cerca del tartufo. Secondo quanto sostenuto dall’associazione promotrice dell’iniziativa, diversi raccoglitori avrebbero sostenuto oneri ritenuti non dovuti, mentre emergerebbero dubbi sulla regolarità formale di alcune commissioni esaminatrici. Questioni che, se confermate nelle sedi competenti, potrebbero aprire scenari amministrativi complessi, con richieste di annullamento degli atti e possibili istanze di rimborso.
La mobilitazione non viene presentata come uno scontro contro i controlli sul territorio né contro gli operatori forestali, ma come una contestazione rivolta esclusivamente alla gestione amministrativa regionale. L’obiettivo dichiarato è ottenere chiarezza normativa e trasparenza procedurale in un settore che, negli ultimi anni, ha visto crescere in modo significativo valore economico, pressione regolatoria e conflittualità istituzionale.
Il caso Basilicata rischia ora di diventare un precedente osservato con attenzione anche in altre regioni italiane, dove il rapporto tra cercatori, enti pubblici e gestione del patrimonio tartufigeno si muove sempre più su un equilibrio fragile tra tutela ambientale, diritto di accesso al bosco e fiscalità regionale.
Per molti tartufai lucani la questione non riguarda soltanto un tesserino o una tassa, ma il principio stesso con cui viene regolato l’accesso a una pratica che da sempre rappresenta cultura rurale, presidio del territorio e economia locale.

