Abruzzo,escalation di furti di cani da tartufo nella Marsica

Abruzzo sotto assedio: escalation di furti di cani da tartufo nella Marsica e in tutta la regione

Negli ultimi giorni l’Abruzzo è tornato al centro delle cronache per una serie di furti inquietanti che colpiscono uno dei simboli dell’identità rurale locale: i cani da tartufo.

Nella Marsica, in particolare, si moltiplicano gli episodi che stanno seminando paura e rabbia tra i tartufai.

A Celano, ignoti hanno rubato due lagotti romagnoli di proprietà di Giancarlo Contestabile, conosciuto e rispettato cercatore di tartufi. Poche notti dopo, in un colpo ancora più grave, sono stati sottratti sette cani da tartufo tra Celano e Magliano de’ Marsi, dopo aver forzato recinzioni e box.

Episodi simili si sono registrati anche nell’Alto Sangro, dove alcune abitazioni sono state svaligiate e diversi animali da lavoro sono scomparsi.

 

I furti di cani da tartufo non sono una novità, ma la frequenza con cui stanno avvenendo in Abruzzo preoccupa. Negli ultimi anni, secondo le associazioni di categoria, si è sviluppato un vero e proprio mercato nero dei cani addestrati, spesso rivenduti in altre regioni o all’estero, dove un esemplare esperto può valere anche diverse migliaia di euro.

Dietro questi episodi non ci sarebbero più ladruncoli occasionali, ma bande organizzate, che agiscono di notte, conoscono bene le abitudini dei tartufai e utilizzano mezzi e strategie professionali.

Il danno non è solo economico: per molti cercatori, quei cani sono compagni di vita, cresciuti e addestrati con anni di dedizione.

L’Abruzzo, con le sue aree vocate alla raccolta del tartufo nero pregiato — dal Fucino alla Valle del Sagittario, fino al Sangro e al Vastese — è oggi uno degli epicentri del fenomeno.

Negli ultimi due anni, i casi segnalati sono in aumento costante, tanto che in diverse province si parla apertamente di una “emergenza cani da tartufo”.

Le forze dell’ordine invitano i proprietari a dotarsi di sistemi di sorveglianza, microchip e GPS, ma la sensazione tra i tartufai è di abbandono: “Rubano animali che valgono più dell’oro – racconta un cercatore marsicano – e nessuno paga mai”.

Il fenomeno non riguarda solo l’Abruzzo: segnalazioni analoghe arrivano dal Molise, dall’Umbria e dalle Marche, regioni dove il tartufo rappresenta una risorsa economica importante.

Negli ultimi mesi, associazioni di categoria come la Federazione Italiana Tartufai hanno chiesto un inasprimento delle pene per chi ruba o maltratta cani da lavoro, considerandoli strumenti di reddito e parte integrante dell’attività agricola.

L’Abruzzo, ancora una volta, paga il prezzo della sua ricchezza naturale e della sua tradizione.

Finché questi furti resteranno impuniti e privi di un contrasto deciso, il rischio è che il territorio perda non solo animali preziosi, ma anche un pezzo della propria identità.

 

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