Esche avvelenate a Staffoli: spunta la pista dei tartufai
Esche avvelenate a Staffoli: spunta la pista dei tartufai
Una “faida” sotterranea che va avanti da anni**
L’allarme torna a Staffoli: nel bosco compaiono esche avvelenate
A Staffoli, nell’alto Molise, riaffiora un incubo che negli ultimi anni ha seminato paura e silenzio tra i cercatori di tartufi: la presenza di esche avvelenate disseminate lungo sentieri e tartufaie.
Secondo quanto emerge dalle cronache locali, dietro questi atti criminali si nasconderebbe ancora una volta la pista di una faida tra tartufai, una rivalità feroce che nel tempo ha assunto contorni sempre più inquietanti.
Il nuovo episodio, datato 1 dicembre, ripropone uno scenario già visto: sospetti incrociati, tensioni nelle comunità rurali e un clima che ricorda una guerra non dichiarata combattuta nel buio del bosco.
Una storia che si ripete: decine di cani uccisi negli anni
La zona non è nuova a episodi del genere. In passato — soprattutto nell’area di San Pietro Avellana — si sono registrati numerosi casi di cani da tartufo avvelenati, con interi gruppi di cercatori colpiti da quello che a tutti gli effetti è stato definito “un tentativo di eliminare la concorrenza”.
Negli ultimi anni il bilancio ufficioso parla di oltre venti cani morti, vittime di bocconi confezionati con veleni altamente letali.
Un danno enorme per i proprietari, ma soprattutto per il territorio: un cane da tartufo non è solo un animale da lavoro, ma un compagno di vita, un investimento, un simbolo di cultura rurale.
Le esche non risparmiano nessuno: in diverse occasioni sono stati trovati morti anche volpi, poiane e altri animali selvatici, segno di un fenomeno che mette a rischio l’intero ecosistema boschivo.
Perché questa “faida”? I motivi nascosti dietro al veleno
Nel sottobosco del tartufo convivono passione, fatica e — purtroppo — interessi economici significativi.
Quando il valore del prodotto cresce e le aree migliori diventano contese, nasce la tentazione di “blindare” le zone di raccolta con metodi illeciti.
La competizione tra cercatori può degenerare in:
segnalazioni false,
minacce velate,
dissuasione violenta,
fino all’uso di veleni, che rappresentano la forma più vigliacca e brutale.
Gli investigatori non escludono che dietro a certi gesti ci siano vecchie rivalità personali, ritorsioni e perfino strategie per scoraggiare i tartufai più abili o più assidui.
Il territorio reagisce: controlli, denunce e richieste di intervento
L’ATC Vastese ha già chiesto l’intervento dei Carabinieri Forestali e della Polizia Provinciale per intensificare la vigilanza nelle aree sensibili.
Molti cittadini, tuttavia, sostengono che non tutte le denunce vengano formalizzate: chi frequenta il bosco teme ritorsioni o semplicemente non crede che si possa risalire ai responsabili.
La realtà è che il fenomeno resta sommerso.
E finché non emergono testimonianze, video, fotografie o denunce circostanziate, diventa difficile costruire un quadro chiaro.
Un danno incalcolabile: alla natura, ai cercatori onesti, al nome del territorio
Le esche avvelenate rappresentano:
un attacco alla fauna,
un pericolo per i cani da lavoro,
un danno economico per chi vive di tartufo,
una ferita all’immagine del Molise tartufigeno, un brand che negli ultimi anni sta cercando di farsi spazio a livello nazionale.
Un territorio che punta sul turismo, sulla natura e sul tartufo non può convivere con episodi di questo tipo senza pagarne le conseguenze.
Serve un patto di civiltà: il bosco non è una guerra
È arrivato il momento di dirlo chiaramente:
il bosco non è una zona di guerra, ma un luogo sacro dove uomo, cane e natura lavorano insieme.
Il tartufo non nasce dal conflitto, ma da un equilibrio fragile fatto di umidità, silenzio, simbiosi, radici.
Chi usa veleni, chi danneggia gli animali, chi semina paura non difende la tradizione: la distrugge.
📣 CALL TO ACTION – “Difendiamo il bosco, difendiamo i cani”
Se durante le uscite notate oggetti sospetti, esche, comportamenti strani o zone a rischio:
📌 Segnalate subito ai Carabinieri Forestali (1515)
📌 Evitate di toccare l’esca
📌 Fotografate da distanza di sicurezza
📌 Allertate altri cercatori in zona
Solo unendo le forze — tartufai, ambientalisti, istituzioni e cittadini — sarà possibile spezzare questa catena di violenza e restituire dignità a un mestiere antico e faticoso.

