Dal Molise al Piemonte: la rotta segreta dei tartufai itineranti
Ogni anno, con l’arrivo della stagione del Tartufo Bianco d’Alba, una parte del mondo del tartufo si mette in movimento.
Non si tratta di turismo.
E nemmeno di semplici uscite domenicali nel bosco.
Tra Molise, Abruzzo, Toscana, Umbria e Piemonte esiste da anni una rete informale di cercatori che durante alcune stagioni si sposta seguendo produttività, quotazioni e andamento delle cavate.
Nel settore li conoscono bene.
Sono i tartufai “itineranti”.
C’è chi parte per pochi giorni.
Chi invece resta via settimane intere.
Alcuni prendono in affitto stanze economiche vicino alle aree considerate promettenti. Altri si muovono in camper o dividono appartamenti temporanei con amici e compagni di cerca.
Una migrazione silenziosa che difficilmente compare nei racconti ufficiali del settore.
Eppure basta frequentare certe aree durante il periodo del bianco per accorgersi che qualcosa cambia.
Nei piccoli paesi iniziano ad apparire targhe provenienti da altre regioni.
I bar aprono prima dell’alba.
Le auto rientrano infangate.
I cani aspettano sul sedile posteriore mentre qualcuno fa colazione velocemente prima di tornare nel bosco.
Le conversazioni restano vaghe.
I luoghi non si nominano quasi mai.
Nel mondo del tartufo la discrezione è una forma di sopravvivenza.
Secondo diversi operatori del settore, il fenomeno sarebbe aumentato negli ultimi anni parallelamente alla crescita del valore commerciale del bianco e alla difficoltà di trovare aree realmente produttive vicino casa.
Così alcuni cercano di “seguire la stagione”.
Dove gira voce che il terreno renda, qualcuno arriva.
A spingere molti cercatori non sarebbe soltanto la passione, ma anche una motivazione economica precisa. In annate favorevoli, infatti, il bianco può rappresentare entrate importanti concentrate in poche settimane.
Per questo c’è chi affronta centinaia di chilometri, costi di carburante, affitti temporanei e lunghi periodi lontano dalla famiglia.
Una realtà poco raccontata, che divide anche il mondo dei tartufai.
In alcune zone i cercatori locali vedono gli itineranti come una pressione eccessiva sui territori. Altrove il fenomeno viene considerato parte inevitabile di un mercato sempre più competitivo e mobile.
Di certo esiste una figura nuova rispetto all’immagine tradizionale del tartufaio legato esclusivamente al proprio paese.
È il cercatore che segue le stagioni.
Che vive il bosco come una frontiera mobile.
Che osserva il meteo di regioni lontane e prepara il bagagliaio come altri preparano una valigia di lavoro.
Una sorta di migrante stagionale del sottobosco italiano.
E quando il bianco inizia a muoversi, qualcuno prepara il cane.
Altri preparano la partenza.

