Se hai un fucile puoi cacciare di notte, se hai un vanghetto puoi cercare tartufi solo di giorno?
La domanda può sembrare provocatoria, ma dietro questa provocazione si nasconde una riflessione che riguarda la sicurezza, la convivenza tra attività diverse e il futuro dei nostri boschi.
Negli ultimi giorni il dibattito sul nuovo DDL Caccia ha riportato l’attenzione sulle attività svolte nelle ore notturne. Tra favorevoli e contrari, una domanda ha iniziato a circolare anche nel mondo del tartufo:
Come si concilia la presenza di cacciatori e tartufai negli stessi ambienti naturali durante le ore di buio?
Prima di tutto è bene chiarire un aspetto spesso ignorato.
Non è vero che la cerca del tartufo si svolge esclusivamente di giorno. In molte regioni italiane i cercatori possono iniziare l’attività un’ora prima dell’alba, mentre in altre realtà, come il Piemonte, la cerca notturna è consentita da anni secondo precise regole.
Questo significa che la presenza di tartufai nei boschi nelle ore notturne o crepuscolari non rappresenta affatto un’eccezione.
Allo stesso modo sarebbe sbagliato trasformare questa discussione in uno scontro tra cacciatori e tartufai.
Entrambe le categorie fanno parte della cultura rurale italiana.
Entrambe frequentano il bosco.
Entrambe conoscono il territorio meglio di molti altri.
Entrambe hanno diritto di svolgere la propria attività nel rispetto delle regole.
Il vero punto non è stabilire chi abbia più diritti dell’altro.
Il vero punto è chiedersi se una normativa debba tenere conto delle possibili interferenze tra attività diverse che condividono gli stessi spazi.
Un tartufaio che cammina nel bosco con il proprio cane non dovrebbe mai trovarsi nella condizione di sentirsi un ostacolo per chi esercita la caccia.
Allo stesso modo un cacciatore non dovrebbe essere costretto a operare in un contesto nel quale la presenza di altre persone possa aumentare i rischi.
Quando si parla di sicurezza non dovrebbero esistere categorie privilegiate.
Dovrebbe esistere soltanto il principio della prudenza.
Per questo motivo il dibattito non dovrebbe concentrarsi esclusivamente su ciò che è consentito fare, ma anche sulle conseguenze pratiche che determinate scelte possono avere sul territorio.
I boschi italiani non appartengono ai cacciatori.
Non appartengono ai tartufai.
Non appartengono ai cercatori di funghi, agli escursionisti o ai ciclisti.
Sono un patrimonio condiviso e, proprio per questo, le regole dovrebbero essere pensate in modo da favorire la convivenza e ridurre ogni possibile situazione di rischio.
Forse la domanda da porsi non è se sia giusto permettere una determinata attività di notte.
La vera domanda è un’altra:
Le norme che regolano il bosco stanno aumentando la sicurezza di chi lo frequenta oppure stanno creando nuove occasioni di conflitto e di pericolo tra attività che da sempre convivono negli stessi luoghi?
Su questo, probabilmente, vale la pena aprire una riflessione che va oltre il mondo della caccia e oltre quello del tartufo.

