Marche, il tesserino non basta: fino a 100 euro per cercare tartufi nei boschi demaniali

  1. C’è una domanda che molti tartufai si stanno facendo in queste settimane e che merita una riflessione senza pregiudizi.

Nelle Marche, per accedere ad alcune foreste demaniali regionali dell’Unione Montana del Catria e Nerone non basta più essere in possesso del tesserino di idoneità ed essere in regola con la tassa regionale annuale: è richiesta anche una concessione a pagamento

Quanto costa?

Il costo è di 100 euro per ogni area demaniale richiesta.

Per eventuali concessioni aggiuntive, il canone viene ridotto del 50%.

unionemontana.altavalledelmetauro.pu.it

Quanti permessi saranno rilasciati?

L’Unione Montana ha fissato un numero massimo di concessioni:

Monte Petrano/Fosto: 50

Monte Catria/Forcello: 50

Bocca Seriola ex Dorelli: 300

Monte Martello: 300

Furlo (Pietralata, Paganuccio e Arcello): 200

In totale si parla di 900 concessioni disponibili.

Nessuno mette in discussione la necessità di proteggere il patrimonio tartufigeno.

Ma il dubbio è un altro.

Il tartufaio ha già:

superato un esame;

ottenuto il tesserino;

pagato la tassa regionale annuale (92,96 euro nel 2026 nelle Marche).

Regione Marche

Ora, per entrare in un bosco demaniale, deve sostenere anche un ulteriore costo.

si tratta davvero di uno strumento di tutela oppure di un ulteriore balzello per chi è già perfettamente in regola?

Un precedente da osservare con attenzione

La questione non riguarda soltanto questi boschi.

Se oggi si introduce una concessione a pagamento per alcune foreste demaniali, domani questo modello potrebbe essere esteso ad altri comprensori?

È questo il punto che preoccupa molti cercatori.

Perché il rischio, almeno teorico, è che il semplice possesso del tesserino non sia più sufficiente per esercitare la cerca ovunque sia presente un demanio pubblico.

Va detto che l’Unione Montana motiva la concessione come uno strumento di gestione delle foreste demaniali, limitando il numero degli accessi e disciplinando l’utilizzo delle aree. Non si tratta quindi di un nuovo tesserino, ma di un’autorizzazione specifica per determinati boschi.

La tutela del patrimonio tartufigeno è un obiettivo condivisibile.

Ma è altrettanto legittimo chiedersi se il modo migliore per raggiungerlo sia introdurre un nuovo costo per chi già paga la tassa regionale e rispetta la normativa.

Il tema merita un confronto serio tra istituzioni, associazioni e tartufai.

Perché la domanda finale resta una sola:

**stiamo assistendo a una misura eccezionale per proteggere alcune foreste particolarmente delicate, oppure all’inizio di un modello destinato a cambiare profondamente il modo di andare a tartufi in Italia?**

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