DOVE HA PIOVUTO DI PIÙ NELL’ESTATE 2026? LE ZONE DOVE IL RACCOLTO DEI TARTUFI POTREBBE ESSERE MIGLIORE

L’estate 2026 non è stata particolarmente generosa di precipitazioni. Al contrario, considerando i mesi di giugno e luglio, sull’Italia è stato registrato un deficit pluviometrico medio del 29% rispetto al periodo climatico 1991-2020.

La pioggia, però, non è mancata ovunque nella stessa misura. Alcune aree alpine, prealpine e appenniniche hanno ricevuto apporti superiori rispetto al resto del Paese, spesso attraverso temporali localizzati. A queste si sono aggiunte, durante la seconda metà di agosto, precipitazioni molto abbondanti su alcuni territori del Centro-Nord.

Dati che possono offrire qualche indicazione sulle prospettive della stagione tartuficola autunnale, pur senza consentire ancora previsioni certe.

Giugno e luglio 2026: un’estate complessivamente asciutta

Il mese di giugno ha registrato in Italia un deficit di precipitazioni del 36%. Le piogge sono risultate meno scarse al Nord, con anomalie del -14% al Nord-Ovest e del -25% al Nord-Est, mentre la situazione è stata nettamente peggiore al Centro e al Sud.

In particolare, a giugno sono stati registrati:

  • un deficit del 60% nelle regioni centrali;
  • un deficit del 56% al Sud;
  • un deficit del 79% in Sardegna;
  • un deficit del 96% in Sicilia.

Gli accumuli relativamente più consistenti si sono concentrati sull’alta Lombardia, sulle Alpi orientali e in alcune aree del Friuli-Venezia Giulia. Si è trattato, però, soprattutto di fenomeni temporaleschi localizzati e talvolta molto intensi.

Anche luglio è stato mediamente siccitoso, con precipitazioni inferiori del 20% rispetto alla norma. La situazione è risultata meno negativa al Centro-Nord, mentre Sud e Sicilia hanno registrato deficit rispettivamente del 60% e del 53%.

L’unica grande area con un’anomalia positiva nel mese di luglio è stata la Sardegna, con il 19% di precipitazioni in più rispetto alla media. Questo dato mensile, tuttavia, non cancella il forte deficit accumulato nell’intero bimestre giugno-luglio, pari al 54%.

Le aree dove ha piovuto relativamente di più

Incrociando le informazioni disponibili fino al 26 agosto, le aree che hanno ricevuto gli apporti estivi più interessanti risultano essere:

Alta Lombardia e settori prealpini

Alcune zone dell’alta Lombardia erano già risultate relativamente piovose durante giugno. Tra il 20 e il 21 agosto nuove precipitazioni intense hanno interessato soprattutto le province montane di Brescia, Bergamo e Sondrio.

L’intensità dei fenomeni ha provocato frane, colate detritiche ed esondazioni locali. Questo significa che non tutta l’acqua caduta può essere considerata utile: durante un nubifragio una parte consistente della pioggia scorre rapidamente in superficie senza penetrare lentamente nel terreno.

Nei boschi con suoli profondi, ben strutturati e protetti dalla vegetazione, una parte di queste precipitazioni potrebbe comunque aver migliorato le condizioni di umidità.

Alpi orientali, Trentino-Alto Adige e Veneto settentrionale

Durante giugno le Alpi orientali hanno ricevuto accumuli localmente superiori alla norma. Anche luglio ha visto un numero maggiore di perturbazioni sulle regioni nord-orientali rispetto al resto d’Italia.

In Veneto sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia nel mese di luglio, contro una media climatica di circa 93 millimetri. Il deficit regionale è stato quindi contenuto, ma con forti differenze tra una zona e l’altra.

Le aree montane e pedemontane del Veneto, del Trentino-Alto Adige e, localmente, del Friuli potrebbero presentare una situazione migliore rispetto alle pianure e alle zone rimaste ai margini dei temporali.

Non tutto il Nord-Est, però, può essere considerato favorito: in Friuli-Venezia Giulia luglio ha registrato precipitazioni generalmente inferiori del 30-60% rispetto alla norma, con condizioni migliori soltanto nel Pordenonese e sul Carso.

Emilia-Romagna: piogge presenti, ma molto irregolari

L’Emilia-Romagna è stata attraversata da diversi sistemi temporaleschi nel corso di luglio. Tra l’1 e il 2 luglio, nel Piacentino, sono stati registrati accumuli locali superiori ai 50-60 millimetri in un’ora.

Altri temporali intensi hanno interessato la regione l’11, il 12, il 15 e tra il 18 e il 21 luglio.

La distribuzione è stata estremamente irregolare. Alcuni territori hanno ricevuto quantitativi importanti, mentre zone relativamente vicine sono rimaste quasi asciutte. Per questo motivo la situazione dovrà essere valutata su scala provinciale e, in alcuni casi, persino comunale.

Le zone collinari e appenniniche raggiunte da più episodi piovosi potrebbero comunque aver conservato condizioni migliori rispetto alle pianure sottoposte a temperature molto elevate.

Liguria orientale e Toscana settentrionale

Tra il 20 e il 21 agosto le precipitazioni più abbondanti sono state registrate in Liguria e Toscana.

A Chiavari, in provincia di Genova, sono caduti 102,6 millimetri di pioggia in un’ora. A Bagnone, in provincia di Massa-Carrara, sono stati misurati 130 millimetri in un’ora e circa 300 millimetri nell’arco di quattro ore.

Si tratta di quantitativi eccezionali, ma concentrati in un intervallo troppo breve per essere considerati interamente favorevoli alla produzione tartuficola. Una pioggia moderata e ripetuta viene assorbita dal terreno molto meglio di un nubifragio capace di provocare ruscellamento, erosione e allagamenti.

Nonostante questo, nelle aree boschive non danneggiate e dotate di terreni capaci di trattenere l’umidità, le piogge di agosto potrebbero rappresentare un primo segnale di recupero.

Piemonte: quadro difficile, con qualche eccezione locale

La situazione piemontese appare meno favorevole di quanto ci si potrebbe aspettare da una delle principali regioni italiane del tartufo.

Nel mese di luglio, sul bacino piemontese del Po fino alla confluenza con il Ticino, sono caduti mediamente circa 33 millimetri di pioggia: il 54% in meno rispetto alla media climatica.

I deficit hanno raggiunto valori compresi tra il 30 e l’80% su gran parte dei bacini regionali. Una delle poche eccezioni è stata rappresentata dal bacino dello Scrivia, dove alcuni temporali hanno parzialmente ridotto il deficit.

A fine luglio le risorse idriche superficiali piemontesi risultavano inferiori del 62% rispetto alla disponibilità media. Le precipitazioni arrivate nella seconda metà di agosto possono aver migliorato localmente la situazione, ma difficilmente possono cancellare in pochi giorni diversi mesi di caldo e carenza idrica.

Centro Italia: le piogge di agosto devono ancora dimostrare la loro efficacia

Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo hanno attraversato una prima parte dell’estate molto asciutta e calda.

Nel Distretto dell’Appennino Centrale, maggio e giugno sono stati caratterizzati da precipitazioni generalmente inferiori alla norma e concentrate in eventi brevi, con una limitata efficacia nella ricarica delle falde e delle risorse superficiali.

Tra il 1° e il 7 agosto le precipitazioni sono risultate pressoché assenti. Marche, Abruzzo e alcune aree del Lazio presentavano inoltre criticità idriche localizzate.

Le piogge arrivate nella seconda metà del mese possono rappresentare un aiuto, soprattutto nei boschi di collina e montagna, ma il recupero deve essere confermato da altre precipitazioni regolari tra la fine di agosto e settembre.

Più pioggia significa automaticamente più tartufi?

No. La quantità complessiva di pioggia è soltanto uno degli elementi da considerare.

Per essere realmente utile al tartufo, l’acqua dovrebbe:

  • cadere in maniera graduale;
  • ripetersi nel tempo;
  • penetrare nel terreno senza scorrere immediatamente in superficie;
  • essere accompagnata da temperature non eccessive;
  • mantenere umido il suolo anche nelle settimane successive.

Cento millimetri caduti in poche ore possono risultare meno utili di 40 millimetri distribuiti nell’arco di più giornate.

Bisogna inoltre considerare il tipo di terreno, l’esposizione, la copertura vegetale, l’altitudine e le temperature raggiunte durante le ondate di calore. Un bosco fresco e ombreggiato può conservare l’umidità molto più a lungo rispetto a un terreno esposto al sole.

Dove potrebbe essere migliore il raccolto?

Alla luce dei dati disponibili fino al 26 agosto, le prospettive relativamente migliori sembrano riguardare:

  1. alcuni settori dell’alta Lombardia e delle Prealpi;
  2. le Alpi orientali e parte delle aree pedemontane del Nord-Est;
  3. alcune zone collinari e appenniniche dell’Emilia-Romagna raggiunte ripetutamente dai temporali;
  4. settori della Liguria orientale e della Toscana settentrionale interessati dalle piogge di agosto;
  5. singole aree appenniniche del Centro Italia che hanno beneficiato di precipitazioni localizzate.

Si tratta di indicazioni territoriali generali, non di una previsione definitiva sulla produzione.

L’estate 2026, fino a questo momento, rimane complessivamente calda e siccitosa. Le aree favorite sono soprattutto quelle che hanno ricevuto più episodi piovosi e non soltanto un singolo temporale violento.

Sarà settembre a decidere la stagione

Per il tartufo bianco e per le altre specie autunnali, le precipitazioni tra la fine di agosto, settembre e l’inizio di ottobre potranno ancora modificare profondamente il quadro.

Piogge moderate, diffuse e intervallate da temperature più fresche potrebbero migliorare sensibilmente le condizioni nei territori attualmente in difficoltà. Una nuova fase lunga, calda e asciutta rischierebbe invece di annullare rapidamente i benefici portati dagli ultimi temporali.

Per questa ragione è ancora presto per proclamare vincitori e vinti. Oggi possiamo individuare le aree che hanno ricevuto più acqua, ma il vero potenziale produttivo dell’autunno 2026 dipenderà soprattutto dalla continuità delle precipitazioni nelle prossime settimane.

I dati meteorologici rappresentano un indizio. La risposta definitiva, come sempre, arriverà dal terreno.

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