Quanto conta il Tartufaio Rispetto al Cane?

“Tartufaio giovane, cane vecchio. Tartufaio vecchio, cane giovane.”

Quando si parla di cerca del tartufo, quasi tutta l’attenzione finisce inevitabilmente sul cane.

Il suo fiuto, la razza, l’addestramento, la velocità con cui individua un punto, la capacità di discriminare l’odore del tartufo da mille altri stimoli presenti nel bosco.

Tutto corretto.

Ma c’è una domanda che viene fatta molto meno spesso:

quanto conta il tartufaio?

Probabilmente molto più di quanto si immagini.

Un vecchio detto utilizzato nel mondo della cerca recita:

“Tartufaio giovane, cane vecchio. Tartufaio vecchio, cane giovane.”

Dietro queste poche parole c’è quasi un piccolo manuale di cerca pratica.

Il concetto è semplice: l’esperienza dovrebbe trovarsi almeno da una delle due parti del guinzaglio.

Un tartufaio alle prime armi può imparare moltissimo lavorando con un cane esperto, capace di leggere autonomamente il terreno, ignorare molti falsi stimoli e mostrare con il proprio comportamento cosa sta accadendo davanti a lui.

Allo stesso modo, un tartufaio esperto può permettersi di accompagnare un cane giovane perché sa interpretarlo, correggerlo e soprattutto portarlo nei luoghi e nelle condizioni giuste per imparare.

IL CANE TROVA L’ODORE. IL TARTUFAIO DEVE TROVARE IL POSTO.

Il cane possiede lo strumento fondamentale della cerca: il naso.

Ma il bosco è enorme.

Il cane non decide da solo in quale provincia andare, quale versante esplorare, quale bosco battere o quale fascia di vegetazione privilegiare.

È il tartufaio a restringere progressivamente il campo.

Prima sceglie il territorio.

Poi il bosco.

Poi l’esposizione.

Poi osserva terreno, vegetazione, quota, umidità e piante simbionti.

Infine lascia lavorare il cane.

Un grande cane condotto continuamente nei posti sbagliati può tornare a casa con il paniere vuoto.

Un buon cane accompagnato da un tartufaio capace di leggere il territorio parte invece con un enorme vantaggio.

SAPER LEGGERE IL BOSCO

L’esperienza del tartufaio emerge soprattutto prima che il cane inizi a scavare.

Un occhio allenato osserva particolari che per altri sono semplicemente alberi, terra ed erba.

La composizione del bosco.

La presenza di determinate essenze.

La struttura del terreno.

Le zone più drenanti.

Le conche che mantengono maggiormente l’umidità.

Le esposizioni.

I cambiamenti della vegetazione.

Una vecchia tartufaia naturale può essere riconosciuta anche attraverso indizi estremamente piccoli.

Il cane cerca il tartufo.

Il tartufaio cerca l’habitat del tartufo.

Sono due lavori diversi che, quando funzionano insieme, diventano una sola cosa.

IL TARTUFAIO DEVE SAPER LEGGERE ANCHE IL CANE

C’è poi un secondo tipo di esperienza.

Quella che permette di capire cosa sta dicendo il cane.

Un cane da tartufi comunica continuamente.

Cambia velocità.

Alza o abbassa la testa.

Stringe il raggio della cerca.

Torna improvvisamente sui propri passi.

Insiste su pochi centimetri di terreno.

Si ferma.

Riparte.

Un tartufaio esperto spesso comprende che qualcosa sta succedendo ancora prima che inizi la raspata.

E questo diventa particolarmente importante con i cani giovani.

Non tutti segnalano nello stesso modo.

Alcuni diventano frenetici.

Altri rallentano.

Altri ancora sembrano quasi distratti pochi istanti prima di localizzare l’odore.

Conoscere il proprio cane significa imparare un linguaggio che non viene pronunciato.

L’ESPERIENZA EVITA ANCHE MOLTI ERRORI

Il ruolo del tartufaio non consiste soltanto nel trovare.

Consiste anche nel sapere quando non cercare, dove non insistere e quando cambiare zona.

Significa interpretare la stagione.

Capire cosa hanno fatto le piogge.

Valutare temperature e andamento climatico.

Conoscere i periodi di maturazione.

Ricordare come si è comportata una determinata zona negli anni precedenti.

Un cane, per quanto bravo, lavora principalmente sull’odore presente in quel momento.

Il tartufaio può invece ragionare su settimane, mesi e perfino anni di osservazioni.

È una memoria del territorio che nessun addestramento può sostituire completamente.

MA ALLORA CHI CONTA DI PIÙ?

Probabilmente la domanda è posta male.

Non esiste il tartufaio senza cane e non esiste, nella cerca tradizionale, il cane da tartufi senza qualcuno capace di accompagnarlo.

Un cane eccezionale può compensare molti limiti di un principiante.

Un tartufaio molto esperto può ottenere ottimi risultati anche da un cane ancora in formazione.

Ma quando un cane esperto incontra un tartufaio esperto succede qualcosa di diverso.

La cerca diventa fluida.

Il tartufaio non trascina il cane.

Il cane non trascina il tartufaio.

Entrambi leggono lo stesso ambiente utilizzando strumenti differenti.

Uno attraverso soprattutto l’olfatto.

L’altro attraverso esperienza, memoria, osservazione e conoscenza del territorio.

Ed è forse proprio questo il significato più profondo del vecchio detto:

“Tartufaio giovane, cane vecchio. Tartufaio vecchio, cane giovane.”

Non stabilisce chi sia più importante.

Ricorda semplicemente che, nella cerca del tartufo, l’esperienza deve essere sempre presente.

Da una parte o dall’altra del guinzaglio.

E quando è presente da entrambe le parti, il bosco diventa molto più facile da leggere.

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