La storia del Bracco Pointer, il cane dei veri tartufai

Non lo troverete nei registri ufficiali delle razze riconosciute dall’ENCI o dalla FCI.
Non ha uno standard depositato, non sfila nei ring delle esposizioni. Eppure, nelle tartufaie di mezza Italia, è il cane che molti tartufai considerano il più affidabile compagno di cerca: il bracco pointer.
 
Un incrocio non convenzionale, nato dall’unione fra la resistenza e la docilità del bracco (italiano o tedesco) e l’olfatto sopraffino del pointer inglese. Un “bastardo di lusso”, direbbe qualcuno, ma capace di portare a casa risultati che contano: tartufi trovati dove altri cani passano a vuoto.
 
 
 
Origini: un cane nato dal bosco, non dai pedigree
 
L’incrocio bracco–pointer nasce come soluzione pratica, non come progetto di razza.
Già decenni fa, nelle colline appenniniche e nelle campagne piemontesi ed emiliane, i tartufai volevano un cane che avesse il naso finissimo del pointer ma non la sua eccessiva passione per la selvaggina, che lo portava a distrarsi.
Dall’altra parte, il bracco italiano era obbediente e resistente, ma talvolta meno “esplosivo” nella ricerca.
 
Così alcuni cacciatori e cercatori iniziarono a incrociare queste due linee.
Il risultato? Cani veloci ma controllabili, con un fiuto eccezionale e un carattere più collaborativo del pointer puro. Non una razza codificata, ma una “linea di sangue da lavoro” tramandata spesso in famiglia, fra chi vive il bosco e il tartufo.
 
 
 
Perché tanti tartufai lo preferiscono
 
Chi cerca tartufi sa che il cane deve avere doti specifiche, diverse da quelle di un cane da caccia classico. Il bracco pointer è apprezzato perché unisce: Fiuto eccezionale. Dal pointer eredita un olfatto sensibilissimo, capace di individuare tartufi a grande profondità e in terreni difficili.
 
 
Ricerca più controllata e ritmata
 
Il pointer puro è un galoppatore impetuoso: troppo veloce, rischia di sfuggire al controllo e distrarsi con selvaggina. L’incrocio con il bracco “rallenta” l’andatura e rende la cerca più ordinata.
 
Concentrazione e minore distrazione
Selezionando le linee giuste, si attenua l’istinto venatorio e si ottiene un cane che pensa soprattutto al tartufo. Resistenza fisica Questi cani coprono terreni impegnativi per ore senza stancarsi, adattandosi a boschi, colline e campi arati.
 
Temperamento equilibrato e obbediente. Più collaborativi e meno testardi rispetto a molti pointer puri, pur mantenendo vivacità e iniziativa. In sostanza: un cane “tecnico” che coniuga potenza olfattiva e gestione pratica.
 
 
Storie e tradizioni dal bosco
 
Molti tartufai raccontano che “il cane migliore non sta nei libri ma sotto il guinzaglio di chi lavora”.
Nei colli piacentini, per esempio, alcuni anziani ricordano linee di bracco pointer tramandate di padre in figlio: cucciolate selezionate “per naso e carattere”, senza pensare a pedigree ma solo a quanti tartufi trovava il cane.
In Toscana si citano allevatori come Giuseppe Crestini, che da anni lavora su questa combinazione e sostiene: “l’istinto è già lì, l’addestramento serve solo a rifinire”.
 
Storie di cani che scovano tartufi dove altri hanno già cercato sono frequenti: piccoli miti di paese che confermano la reputazione di questo ibrido.
 
Confronto con il Lagotto e altri cani da tartufo
 
Il Lagotto Romagnolo è oggi il cane “ufficiale” da tartufo, selezionato proprio per questo scopo: è metodico, tenace e poco distratto. Tuttavia molti tartufai trovano che, in terreni estesi o complessi, il lagotto possa risultare più lento e meno resistente.
 
Il bracco pointer, invece, copre più terreno e mantiene una cerca ampia e rapida, pur senza l’ansia da selvaggina del pointer puro.
 
Altri incroci esistenti includono Breton–Pointer, Spinone–Pointer e Bracco–Spinone, ma nessuno ha raggiunto la popolarità di questo mix.
 
Conclusione: un outsider che convince
 
Il bracco pointer non è “ufficiale”, non è perfetto, non vincerà esposizioni.
Ma nelle mani di un vero tartufaio diventa un compagno formidabile, capace di unire fiuto eccezionale, resistenza e obbedienza.
 
Forse non ha uno standard, ma ha un solo grande obiettivo: trovare tartufi dove gli altri non arrivano.
E per chi vive di terra, bosco e silenzio, questo conta più di qualunque pedigree.
 
 

 

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