In Abruzzo si potrà nuovamente impiegare lo Zappetto?
AVEZZANO. L’Associazione tartufai della Marsica, che raggruppa 300 soci e ha come scopo principale quello di tutelare il tartufo in Abruzzo, si oppone alla presa di posizione del vicepresidente del consiglio regionale e componente della commissione Agricoltura, Giovanni D’Amico, in merito alla questione riguardante la reintroduzione dello zappetto per la raccolta dei tartufi.
L’Associazione della Marsica si era fatta promotrice per l’abolizione della disparità sull’utilizzo di questo strumento per la raccolta del tartufo, che poteva essere impiegato solo nei comuni che gravitano intorno all’Aquila, compreso Ovindoli, e solo ed esclusivamente per la raccolta del nero pregiato (tuber melanosporum) nel periodo che va dall’apertura (15 novembre) fino alla chiusura (15 marzo). Le ragioni addotte dall’associazione affinché anche i marsicani possano usare lo zappetto sono le stesse che hanno consentito di ottenere per legge l’utilizzo in quei comuni dell’Aquilano. In quelle zona, la natura del suolo (ciottoloso e gelato nel periodo invernale) è uguale a quello dei Comuni marsicani e della Valle Peligna. «Per questo la commissione Agricoltura», afferma il presidente dell’Associazione tartufai della Marsica, Filippo Pandoli, «ha fatto bene ad approvare questa modifica alla legge estendendo l’uso di tale attrezzo in tutta la provincia dell’Aquila solo ed esclusivamente nel periodo invernale e per quell’unica specie».
Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore all’Agricoltura, Mauro Febbo. «Credo», replica a D’Amico, «che la variazione proposta della nuova legge regionale non porta affatto a una minore tutela del tartufo in quanto, come già detto, l’utilizzo dello zappetto rimane limitato ad una sola specie e per un periodo preciso».

