Troppi tartufai stranieri in Istria: cresce la tensione. Auto bulgare prese di mira
Troppi tartufai stranieri in Istria: cresce la tensione. Auto bulgare prese di mira
Negli ultimi mesi, l’Istria sta vivendo una crescente tensione attorno al mondo della cerca del tartufo. L’arrivo sempre più massiccio di tartufai provenienti dall’estero – in particolare da Bulgaria, Romania e altri Paesi dell’Est – sta alimentando malumori, sospetti e episodi sempre più gravi.
Secondo quanto riportano alcune associazioni locali, nelle zone boschive più frequentate sarebbero comparse auto con targa straniera danneggiate o prese di mira. In un caso, un veicolo bulgaro sarebbe stato addirittura dato alle fiamme, episodio ancora al vaglio delle autorità croate.
Perché cresce la tensione?
I tartufai del posto denunciano due fenomeni principali:
1. Attività commerciali “ombra”
Molti raccoglitori stranieri cercherebbero tartufi non per uso personale o sportivo, ma come vera e propria attività commerciale, spesso non dichiarata e priva delle autorizzazioni richieste.
2. Pressione eccessiva sui territori
Secondo le associazioni locali, l’afflusso di gruppi organizzati dall’estero rischia di mettere sotto stress aree già delicate, compromettendo il ciclo naturale del tartufo e penalizzando i cercatori locali.
La richiesta dei tartufai istriani: “Limitare i permessi”
La categoria ha fatto appello alle istituzioni regionali chiedendo controlli più severi e una revisione del sistema dei permessi.
L’obiettivo dichiarato: tutelare il territorio, evitare attività clandestine e garantire un equilibrio fra presenze locali e straniere.
Un fenomeno che non riguarda solo l’Istria
Situazioni simili sono già emerse in altre regioni tartufigene d’Europa: dalle tensioni in Slovenia, fino ai conflitti in certe zone della Francia. Quando la pressione commerciale cresce, il rischio di scontri aumenta e il tartufo – un prodotto già di per sé raro – diventa terreno di conflitto.
La sfida: regolamentare senza alimentare odio
Le autorità istriane stanno studiando un piano di interventi che dovrebbe rafforzare i controlli e definire criteri più rigidi per il rilascio dei permessi. L’intento è di tutelare il patrimonio naturale evitando però derive xenofobe o episodi di violenza privata.
La speranza è che la cerca del tartufo, una tradizione antica e affascinante, possa tornare a essere un’attività praticata nel rispetto del territorio e della convivenza fra i diversi cercatori.

