Nei boschi in auto sì… ma solo per pochi: la legge che divide l’Abruzzo

C’è una legge che, almeno sulla carta, nasce per sostenere l’agricoltura. Ma tra le righe, secondo alcuni, nasconde qualcosa di molto diverso. E infatti non ci è voluto molto perché scoppiasse la polemica.

Nel mirino è finita una modifica precisa, contenuta nell’Articolo 33 comma 12 legge agricoltura Abruzzo 2026, che interviene direttamente sulle regole di accesso alle strade e piste montane. Fino a ieri, il principio era chiaro: niente auto nei boschi, salvo casi particolari come soccorso, lavori agricoli o accesso ai fondi privati, così come previsto dall’Articolo 45 legge regionale Abruzzo.

Oggi, invece, qualcosa cambia. Perché tra le eccezioni entrano anche i cacciatori e i cercatori di tartufi. A una condizione: essere in regola con tasse, tesserino e autorizzazioni, e muoversi nei periodi consentiti dai calendari ufficiali. Tradotto: se sei tartufaio o cacciatore in regola, puoi arrivare in auto dove prima si andava solo a piedi.

È qui che si accende lo scontro. La Stazione Ornitologica Abruzzese parla apertamente di un “regalo” a categorie specifiche. La critica è semplice quanto potente: perché un escursionista, magari anziano o disabile, deve farsi chilometri a piedi, mentre chi caccia o cerca tartufi può avvicinarsi in macchina?

Una domanda che, al di là delle posizioni ideologiche, tocca un nervo scoperto: l’accesso al territorio. Perché questa non è solo una questione tecnica o burocratica. È una linea di confine tra chi può entrare facilmente nel bosco e chi invece deve fermarsi prima.

Dal lato dei tartufai, però, la lettura è completamente diversa. Qui non si parla di privilegio, ma di lavoro. Chi va a tartufi non è un turista della domenica: paga una tassa, ha un tesserino, segue calendari precisi. E soprattutto opera su territori spesso vasti, difficili, lontani. In questo senso, poter utilizzare l’auto non è un lusso, ma uno strumento.

La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Perché è innegabile che la norma introduca una differenza concreta tra categorie. Ma è altrettanto vero che non si tratta di un “via libera totale”: restano vincoli, controlli e limiti temporali.

Il punto, forse, è un altro. Ogni volta che si apre una strada – letteralmente – cambia l’equilibrio del territorio. Più accesso significa più presenza, più pressione, più movimento. E questo, nel lungo periodo, può diventare un problema anche per chi oggi ne beneficia.

È davvero un regalo ai tartufai? O è semplicemente il riconoscimento di un’attività regolamentata che ha bisogno di strumenti adeguati? La risposta, probabilmente, non sta nella legge. Ma in come verrà usata.

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