Nasce in Abruzzo il Ristoratore Custode del Tartufo. Ma chi è disposto a pagare il doppio?
L’Abruzzo avrà presto i suoi “Ristoratori Custodi del Tartufo”. È questo il nome scelto per il nuovo progetto presentato nei giorni scorsi da Berardo Di Giandomenico, iniziativa che punta a creare una rete di ristoranti impegnati nella valorizzazione del tartufo regionale, della filiera locale e della tracciabilità del prodotto.
Un obiettivo che, sulla carta, appare condivisibile.
Ma dietro l’entusiasmo iniziale emergono alcune domande che meritano di essere poste.
Da “Amico” a “Custode”: una parola che cambia tutto
Inizialmente il progetto era stato presentato come “Ristorante Amico del Tartufo”. Oggi la parola scelta è “Custode”.
Una differenza che non è soltanto semantica.
Un amico sostiene. Un custode tutela, protegge, garantisce.
È una definizione molto più impegnativa, che inevitabilmente crea aspettative nel consumatore.
La domanda è semplice: cosa distinguerà concretamente un ristorante custode da un qualsiasi ristorante che oggi propone piatti al tartufo?
Chi controllerà?
Il comunicato parla di tracciabilità, valorizzazione del territorio, legame con i cavatori e contrasto alle contraffazioni.
Tutti concetti condivisibili.
Manca però un dettaglio fondamentale: come verranno verificati?
Esisterà un disciplinare pubblico?
Saranno previsti controlli?
I ristoratori dovranno conservare documentazione che attesti la provenienza del tartufo?
Ci saranno verifiche indipendenti?
Oppure l’adesione sarà basata esclusivamente su una dichiarazione di intenti?
Perché tra promuovere una filosofia e certificare un comportamento esiste una differenza sostanziale.
Il nodo del prezzo
Se il progetto funzionerà davvero, potrebbe generare una maggiore richiesta di tartufo locale e tracciato.
E qui si apre un’altra questione.
Il tartufo certificato, acquistato attraverso canali regolari e documentabili, costa spesso più di altre soluzioni presenti sul mercato.
Di conseguenza il costo finirà inevitabilmente nel piatto.
La vera domanda allora diventa:
il cliente sarà disposto a pagare di più?
In un periodo in cui molte famiglie riducono le spese per la ristorazione, il consumatore premierà davvero la filiera certificata o continuerà a scegliere principalmente in base al prezzo?
Custodi del territorio o marchio promozionale?
Il successo dell’iniziativa dipenderà probabilmente da questo.
Se il circuito si limiterà a essere una rete promozionale, rischierà di trasformarsi nell’ennesimo marchio turistico-gastronomico.
Se invece sarà accompagnato da regole chiare, verifiche trasparenti e requisiti misurabili, potrebbe diventare uno strumento concreto di valorizzazione del tartufo abruzzese.
Per il momento le intenzioni sembrano positive.
Restano però alcune domande aperte che molti cavatori, operatori del settore e consumatori potrebbero porsi.
Perché una cosa è certa: diventare custodi è facile a parole.
Dimostrare di esserlo ogni giorno è tutta un’altra storia.

