Fasi lunari Settembre 2026

Le fasi reali di settembre 2026 in Italia sono: 🌗 Ultimo quarto 4 settembre, 🌑 Luna nuova 11 settembre, 🌓 Primo quarto 18 settembre, 🌕 Luna piena 26 settembre.

FASI LUNARI E GIORNI CONSIGLIATI PER LA CERCA — SETTEMBRE 2026

LUN MAR MER GIO VEN SAB DOM
1 2 3 4 🌗 🧺 5 6
7 8 9 🧺 10 11 🌑 12 13
14 🧺 15 16 17 18 🌓 19 🧺 20
21 22 23 24 🧺 25 26 🌕 27
28 29 🧺 30

Settembre 2026 si presenta con un calendario lunare particolarmente regolare per chi ama programmare le uscite alla ricerca del tartufo seguendo la tradizione delle fasi lunari.

Nel corso del mese si alterneranno l’ultimo quarto del 4 settembre, la luna nuova dell’11, il primo quarto del 18 e la luna piena del 26 settembre. Seguendo lo stesso criterio utilizzato nei mesi precedenti, i giorni indicati come più favorevoli per la cerca saranno il 4, 9, 14, 19, 24 e 29 settembre.

Una scansione quasi perfetta, con appuntamenti distribuiti ogni cinque giorni circa e spesso molto vicini ai principali cambi di fase della Luna. Come sempre, si tratta di indicazioni legate alla tradizione tartufaia e all’osservazione del calendario lunare, da affiancare alle condizioni realmente decisive sul terreno: piogge, temperature, umidità e caratteristiche della zona di raccolta.

DOVE HA PIOVUTO DI PIÙ NELL’ESTATE 2026? LE ZONE DOVE IL RACCOLTO DEI TARTUFI POTREBBE ESSERE MIGLIORE

L’estate 2026 non è stata particolarmente generosa di precipitazioni. Al contrario, considerando i mesi di giugno e luglio, sull’Italia è stato registrato un deficit pluviometrico medio del 29% rispetto al periodo climatico 1991-2020.

La pioggia, però, non è mancata ovunque nella stessa misura. Alcune aree alpine, prealpine e appenniniche hanno ricevuto apporti superiori rispetto al resto del Paese, spesso attraverso temporali localizzati. A queste si sono aggiunte, durante la seconda metà di agosto, precipitazioni molto abbondanti su alcuni territori del Centro-Nord.

Dati che possono offrire qualche indicazione sulle prospettive della stagione tartuficola autunnale, pur senza consentire ancora previsioni certe.

Giugno e luglio 2026: un’estate complessivamente asciutta

Il mese di giugno ha registrato in Italia un deficit di precipitazioni del 36%. Le piogge sono risultate meno scarse al Nord, con anomalie del -14% al Nord-Ovest e del -25% al Nord-Est, mentre la situazione è stata nettamente peggiore al Centro e al Sud.

In particolare, a giugno sono stati registrati:

  • un deficit del 60% nelle regioni centrali;
  • un deficit del 56% al Sud;
  • un deficit del 79% in Sardegna;
  • un deficit del 96% in Sicilia.

Gli accumuli relativamente più consistenti si sono concentrati sull’alta Lombardia, sulle Alpi orientali e in alcune aree del Friuli-Venezia Giulia. Si è trattato, però, soprattutto di fenomeni temporaleschi localizzati e talvolta molto intensi.

Anche luglio è stato mediamente siccitoso, con precipitazioni inferiori del 20% rispetto alla norma. La situazione è risultata meno negativa al Centro-Nord, mentre Sud e Sicilia hanno registrato deficit rispettivamente del 60% e del 53%.

L’unica grande area con un’anomalia positiva nel mese di luglio è stata la Sardegna, con il 19% di precipitazioni in più rispetto alla media. Questo dato mensile, tuttavia, non cancella il forte deficit accumulato nell’intero bimestre giugno-luglio, pari al 54%.

Le aree dove ha piovuto relativamente di più

Incrociando le informazioni disponibili fino al 26 agosto, le aree che hanno ricevuto gli apporti estivi più interessanti risultano essere:

Alta Lombardia e settori prealpini

Alcune zone dell’alta Lombardia erano già risultate relativamente piovose durante giugno. Tra il 20 e il 21 agosto nuove precipitazioni intense hanno interessato soprattutto le province montane di Brescia, Bergamo e Sondrio.

L’intensità dei fenomeni ha provocato frane, colate detritiche ed esondazioni locali. Questo significa che non tutta l’acqua caduta può essere considerata utile: durante un nubifragio una parte consistente della pioggia scorre rapidamente in superficie senza penetrare lentamente nel terreno.

Nei boschi con suoli profondi, ben strutturati e protetti dalla vegetazione, una parte di queste precipitazioni potrebbe comunque aver migliorato le condizioni di umidità.

Alpi orientali, Trentino-Alto Adige e Veneto settentrionale

Durante giugno le Alpi orientali hanno ricevuto accumuli localmente superiori alla norma. Anche luglio ha visto un numero maggiore di perturbazioni sulle regioni nord-orientali rispetto al resto d’Italia.

In Veneto sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia nel mese di luglio, contro una media climatica di circa 93 millimetri. Il deficit regionale è stato quindi contenuto, ma con forti differenze tra una zona e l’altra.

Le aree montane e pedemontane del Veneto, del Trentino-Alto Adige e, localmente, del Friuli potrebbero presentare una situazione migliore rispetto alle pianure e alle zone rimaste ai margini dei temporali.

Non tutto il Nord-Est, però, può essere considerato favorito: in Friuli-Venezia Giulia luglio ha registrato precipitazioni generalmente inferiori del 30-60% rispetto alla norma, con condizioni migliori soltanto nel Pordenonese e sul Carso.

Emilia-Romagna: piogge presenti, ma molto irregolari

L’Emilia-Romagna è stata attraversata da diversi sistemi temporaleschi nel corso di luglio. Tra l’1 e il 2 luglio, nel Piacentino, sono stati registrati accumuli locali superiori ai 50-60 millimetri in un’ora.

Altri temporali intensi hanno interessato la regione l’11, il 12, il 15 e tra il 18 e il 21 luglio.

La distribuzione è stata estremamente irregolare. Alcuni territori hanno ricevuto quantitativi importanti, mentre zone relativamente vicine sono rimaste quasi asciutte. Per questo motivo la situazione dovrà essere valutata su scala provinciale e, in alcuni casi, persino comunale.

Le zone collinari e appenniniche raggiunte da più episodi piovosi potrebbero comunque aver conservato condizioni migliori rispetto alle pianure sottoposte a temperature molto elevate.

Liguria orientale e Toscana settentrionale

Tra il 20 e il 21 agosto le precipitazioni più abbondanti sono state registrate in Liguria e Toscana.

A Chiavari, in provincia di Genova, sono caduti 102,6 millimetri di pioggia in un’ora. A Bagnone, in provincia di Massa-Carrara, sono stati misurati 130 millimetri in un’ora e circa 300 millimetri nell’arco di quattro ore.

Si tratta di quantitativi eccezionali, ma concentrati in un intervallo troppo breve per essere considerati interamente favorevoli alla produzione tartuficola. Una pioggia moderata e ripetuta viene assorbita dal terreno molto meglio di un nubifragio capace di provocare ruscellamento, erosione e allagamenti.

Nonostante questo, nelle aree boschive non danneggiate e dotate di terreni capaci di trattenere l’umidità, le piogge di agosto potrebbero rappresentare un primo segnale di recupero.

Piemonte: quadro difficile, con qualche eccezione locale

La situazione piemontese appare meno favorevole di quanto ci si potrebbe aspettare da una delle principali regioni italiane del tartufo.

Nel mese di luglio, sul bacino piemontese del Po fino alla confluenza con il Ticino, sono caduti mediamente circa 33 millimetri di pioggia: il 54% in meno rispetto alla media climatica.

I deficit hanno raggiunto valori compresi tra il 30 e l’80% su gran parte dei bacini regionali. Una delle poche eccezioni è stata rappresentata dal bacino dello Scrivia, dove alcuni temporali hanno parzialmente ridotto il deficit.

A fine luglio le risorse idriche superficiali piemontesi risultavano inferiori del 62% rispetto alla disponibilità media. Le precipitazioni arrivate nella seconda metà di agosto possono aver migliorato localmente la situazione, ma difficilmente possono cancellare in pochi giorni diversi mesi di caldo e carenza idrica.

Centro Italia: le piogge di agosto devono ancora dimostrare la loro efficacia

Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo hanno attraversato una prima parte dell’estate molto asciutta e calda.

Nel Distretto dell’Appennino Centrale, maggio e giugno sono stati caratterizzati da precipitazioni generalmente inferiori alla norma e concentrate in eventi brevi, con una limitata efficacia nella ricarica delle falde e delle risorse superficiali.

Tra il 1° e il 7 agosto le precipitazioni sono risultate pressoché assenti. Marche, Abruzzo e alcune aree del Lazio presentavano inoltre criticità idriche localizzate.

Le piogge arrivate nella seconda metà del mese possono rappresentare un aiuto, soprattutto nei boschi di collina e montagna, ma il recupero deve essere confermato da altre precipitazioni regolari tra la fine di agosto e settembre.

Più pioggia significa automaticamente più tartufi?

No. La quantità complessiva di pioggia è soltanto uno degli elementi da considerare.

Per essere realmente utile al tartufo, l’acqua dovrebbe:

  • cadere in maniera graduale;
  • ripetersi nel tempo;
  • penetrare nel terreno senza scorrere immediatamente in superficie;
  • essere accompagnata da temperature non eccessive;
  • mantenere umido il suolo anche nelle settimane successive.

Cento millimetri caduti in poche ore possono risultare meno utili di 40 millimetri distribuiti nell’arco di più giornate.

Bisogna inoltre considerare il tipo di terreno, l’esposizione, la copertura vegetale, l’altitudine e le temperature raggiunte durante le ondate di calore. Un bosco fresco e ombreggiato può conservare l’umidità molto più a lungo rispetto a un terreno esposto al sole.

Dove potrebbe essere migliore il raccolto?

Alla luce dei dati disponibili fino al 26 agosto, le prospettive relativamente migliori sembrano riguardare:

  1. alcuni settori dell’alta Lombardia e delle Prealpi;
  2. le Alpi orientali e parte delle aree pedemontane del Nord-Est;
  3. alcune zone collinari e appenniniche dell’Emilia-Romagna raggiunte ripetutamente dai temporali;
  4. settori della Liguria orientale e della Toscana settentrionale interessati dalle piogge di agosto;
  5. singole aree appenniniche del Centro Italia che hanno beneficiato di precipitazioni localizzate.

Si tratta di indicazioni territoriali generali, non di una previsione definitiva sulla produzione.

L’estate 2026, fino a questo momento, rimane complessivamente calda e siccitosa. Le aree favorite sono soprattutto quelle che hanno ricevuto più episodi piovosi e non soltanto un singolo temporale violento.

Sarà settembre a decidere la stagione

Per il tartufo bianco e per le altre specie autunnali, le precipitazioni tra la fine di agosto, settembre e l’inizio di ottobre potranno ancora modificare profondamente il quadro.

Piogge moderate, diffuse e intervallate da temperature più fresche potrebbero migliorare sensibilmente le condizioni nei territori attualmente in difficoltà. Una nuova fase lunga, calda e asciutta rischierebbe invece di annullare rapidamente i benefici portati dagli ultimi temporali.

Per questa ragione è ancora presto per proclamare vincitori e vinti. Oggi possiamo individuare le aree che hanno ricevuto più acqua, ma il vero potenziale produttivo dell’autunno 2026 dipenderà soprattutto dalla continuità delle precipitazioni nelle prossime settimane.

I dati meteorologici rappresentano un indizio. La risposta definitiva, come sempre, arriverà dal terreno.

TARTUFO BIANCO 2026: LE DATE DI APERTURA REGIONE PER REGIONE

TARTUFO BIANCO 2026: LE DATE DI APERTURA REGIONE PER REGIONE

La stagione del tartufo bianco pregiato è ormai alle porte. Da settembre, i tartufai italiani torneranno nei boschi alla ricerca del Tuber magnatum Pico, ma non in tutte le regioni sarà possibile iniziare nello stesso giorno.

Il calendario di cerca e raccolta cambia infatti da una regione all’altra e, in alcuni casi, presenta differenze anche tra province appartenenti alla stessa regione.

Di seguito riportiamo le date previste per la stagione 2026-2027, sulla base dei calendari e delle normative attualmente in vigore.

Calendario del tartufo bianco pregiato 2026-2027

Regione Apertura Chiusura
Abruzzo 1° ottobre 2026 15 gennaio 2027
Basilicata 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Calabria 10 settembre 2026 31 dicembre 2026
Campania 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Emilia-Romagna 1° ottobre 2026 20 gennaio 2027
Friuli-Venezia Giulia 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Lazio 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Liguria 15 settembre 2026 31 dicembre 2026
Lombardia – escluso Pavia e Mantova 15 settembre 2026 31 dicembre 2026
Lombardia – Pavia e Mantova 1° ottobre 2026 15 gennaio 2027
Marche 1° ottobre 2026 15 gennaio 2027
Molise 1° ottobre 2026 15 gennaio 2027
Piemonte 1° ottobre 2026 31 gennaio 2027
Puglia 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Sardegna 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Sicilia 1° ottobre 2026 20 gennaio 2027
Toscana 1° ottobre 2026 15 gennaio 2027
Umbria 27 settembre 2026 31 dicembre 2026
Valle d’Aosta 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Veneto 1° ottobre 2026 31 dicembre 2026
Trentino-Alto Adige Nessuna apertura generale per il Tuber magnatum —

Le prime regioni ad aprire

La prima apertura prevista è quella della Calabria, dove la cerca del tartufo bianco pregiato può iniziare il 10 settembre.

Segue la Liguria, con apertura fissata al 15 settembre. Nella maggior parte della Lombardia la stagione partirà nella stessa data, mentre nelle province di Pavia e Mantova bisognerà attendere il 1° ottobre.

In Umbria, il calendario stabilisce l’apertura nell’ultima domenica di settembre. Nel 2026 la data cade quindi domenica 27 settembre. La raccolta proseguirà fino al 31 dicembre. Normativa della Regione Umbria

Per gran parte d’Italia, tuttavia, il giorno da segnare sul calendario resta il 1° ottobre 2026.

Lombardia: attenzione alle differenze provinciali

La Lombardia è una delle regioni nelle quali bisogna prestare maggiore attenzione al territorio in cui si effettua la cerca.

Nel calendario regionale 2026-2027 il Tuber magnatum Pico può essere raccolto:

  • dal 15 settembre al 31 dicembre nel territorio regionale, escluse le province di Pavia e Mantova;
  • dal 1° ottobre al 15 gennaio nelle province di Pavia e Mantova.

Il calendario è stato approvato con decreto n. 3516 del 18 marzo 2026 e pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale. Calendario ufficiale della Regione Lombardia

Piemonte: stagione fino al 31 gennaio

In Piemonte la cerca del tartufo bianco inizierà il 1° ottobre 2026 e potrà proseguire fino al 31 gennaio 2027.

Il calendario piemontese, in vigore dal settembre 2024, prevede inoltre due periodi generali di fermo per tutte le specie: dal 1° al 31 maggio e dal 1° al 30 settembre. Calendario ufficiale della Regione Piemonte

Emilia-Romagna: nuovo calendario 2026-2030

Una delle novità più rilevanti riguarda l’Emilia-Romagna.

Il nuovo calendario regionale, valido dal 2026 al 2030, consente la raccolta del Tuber magnatum dal 1° ottobre al 20 gennaio, senza differenze tra zone di pianura e collina.

Sono stati inoltre introdotti due periodi di sospensione totale della cerca: dal 1° al 31 maggio e dal 16 agosto al 30 settembre. Calendario ufficiale dell’Emilia-Romagna

Toscana: attenzione alle vecchie date ancora presenti online

Dal 2023 la Toscana ha modificato profondamente il proprio calendario.

Il tartufo bianco pregiato può essere cercato e raccolto dal 1° ottobre al 15 gennaio in tutto il territorio regionale. Sono quindi superate le vecchie date del 10 settembre e del 31 dicembre ancora riportate da numerosi siti e calendari presenti online.

Nel mese di settembre, inoltre, la cerca e la raccolta di tutte le specie sono vietate per il fermo ecologico. Legge regionale della Toscana

Marche e Abruzzo

Nelle Marche la stagione del tartufo bianco pregiato inizierà il 1° ottobre e terminerà il 15 gennaio. Calendario della Regione Marche

Anche in Abruzzo l’apertura è prevista per il 1° ottobre, con chiusura il 15 gennaio. Normativa della Regione Abruzzo

Sicilia: raccolta fino al 20 gennaio

La normativa siciliana consente la cerca e la raccolta del Tuber magnatum Pico dal 1° ottobre al 20 gennaio.

La Sicilia si colloca quindi, insieme a Piemonte, Emilia-Romagna e ad alcune aree della Lombardia, tra i territori con il calendario più lungo. Normativa della Regione Siciliana

Trentino-Alto Adige: il bianco pregiato non è tra le specie ammesse in Trentino

Nel territorio della Provincia autonoma di Trento la normativa autorizza la raccolta di cinque specie di tartufo, ma tra queste non compare il Tuber magnatum Pico.

Sono ammessi il nero pregiato, lo scorzone, l’uncinato, il nero d’inverno e il mesenterico. Non può quindi essere indicata un’apertura provinciale per il tartufo bianco pregiato. Provincia autonoma di Trento

Attenzione a proroghe, anticipazioni e deroghe

Le date riportate rappresentano i calendari ordinari attualmente in vigore. Le Regioni possono però approvare variazioni, anticipazioni, posticipi o sospensioni in relazione all’andamento climatico e alle condizioni di maturazione del prodotto.

È quanto accaduto, per esempio, negli ultimi anni in Basilicata, dove l’apertura o la chiusura della stagione è stata modificata attraverso provvedimenti specifici.

Prima di iniziare la cerca è quindi sempre consigliabile verificare:

  • eventuali nuove delibere regionali;
  • ordinanze o limitazioni locali;
  • orari nei quali la cerca è consentita;
  • validità del tesserino;
  • pagamento della tassa regionale, quando prevista;
  • regole applicabili nei parchi, nelle aree protette e nelle foreste demaniali.

Il possesso di un tesserino valido non autorizza automaticamente a ignorare i calendari, le limitazioni territoriali e le disposizioni vigenti nella regione in cui si effettua la raccolta.

Calendario aggiornato al 24 agosto 2026. Eventuali variazioni approvate successivamente saranno inserite nell’articolo.

Idee regalo per tartufai: 15 regali utili e originali

Fare un regalo a un tartufaio può sembrare complicato. Chi cerca tartufi possiede spesso già l’attrezzatura essenziale e, quando si parla della propria passione, può essere particolarmente esigente.

Eppure esistono numerose idee regalo capaci di sorprendere: strumenti realmente utili durante la cerca, accessori per il cane, oggetti personalizzati e piccoli pensieri dedicati al mondo del tartufo.

Abbiamo selezionato 15 idee regalo per tartufai, adatte a differenti occasioni e fasce di prezzo.

1. Vanghetto da tartufi

Il vanghetto è probabilmente il regalo più rappresentativo per un cercatore di tartufi.

Non è soltanto uno strumento di lavoro: accompagna il tartufaio nei boschi, racconta il suo stile di cerca e, con il tempo, diventa un oggetto personale. Prima dell’acquisto è bene valutare la forma della lama, il peso, la lunghezza e il tipo di terreno sul quale verrà utilizzato.

Un vanghetto artigianale o personalizzato può trasformarsi in un regalo davvero importante.

2. Abbigliamento da tartufaio

Pantaloni resistenti, gilet multitasche, giacche impermeabili e maglie tecniche sono sempre utili.

Il tartufaio attraversa rovi, fango, erba bagnata e terreni accidentati. L’abbigliamento ideale deve quindi essere comodo, resistente e adatto alla stagione. Per evitare errori, bisogna però conoscere con precisione la taglia del destinatario.

3. Marsupio o borsa porta tartufi

Durante la cerca è importante avere le mani libere e un contenitore pratico nel quale riporre i tartufi trovati.

Un marsupio robusto, facilmente lavabile e dotato di tasche separate può contenere tartufi, guinzaglio, telefono e piccoli accessori. È un regalo semplice, ma molto più utile di quanto possa sembrare.

4. Giubbotto ad alta visibilità

Nel periodo venatorio, rendersi visibili nel bosco è una precauzione fondamentale.

Un gilet o una giacca ad alta visibilità può essere regalato sia al tartufaio sia al suo cane. Meglio scegliere modelli leggeri, resistenti e facilmente regolabili.

5. Localizzatore GPS per il cane

Chi lavora con un cane particolarmente indipendente può apprezzare un collare GPS.

Questi dispositivi permettono di controllare la posizione dell’animale anche quando si allontana o scompare tra la vegetazione. È un regalo più costoso, ma può offrire maggiore tranquillità durante le uscite.

Prima di acquistarlo è consigliabile verificare copertura, autonomia e presenza di eventuali abbonamenti.

6. Collare personalizzato

Un collare con il nome del cane e il numero di telefono del proprietario è un pensiero utile, personale e accessibile.

Si può scegliere un modello impermeabile, riflettente oppure ad alta visibilità. Per renderlo ancora più speciale, si possono aggiungere il nome del cane e una piccola grafica dedicata al tartufo.

7. Guinzaglio da lavoro

Un buon guinzaglio deve resistere all’umidità, al fango e alle sollecitazioni delle uscite nel bosco.

I modelli lunghi o regolabili sono utili soprattutto durante l’addestramento. Anche una lunghina può essere un’ottima idea regalo per chi sta preparando un giovane cane da tartufi.

8. Kit per l’addestramento del cane da tartufi

Per chi ha appena preso un cucciolo, un kit da addestramento rappresenta un regalo particolarmente azzeccato.

Può comprendere:

olio aromatizzato per l’addestramento;

pallina o ovetto forato;

piccoli contenitori;

premi per il cane;

guida dedicata alle prime esercitazioni.

È una soluzione adatta soprattutto ai tartufai alle prime armi.

9. Fischietto da richiamo

Piccolo, economico e facile da portare sempre con sé, il fischietto può essere utilizzato per insegnare e rinforzare il richiamo.

Esistono modelli tradizionali, professionali e personalizzabili. Abbinato a un cordino resistente, diventa un pensiero semplice ma funzionale.

10. Borraccia o thermos

Le uscite alla ricerca del tartufo possono durare diverse ore. Una borraccia termica permette di portare acqua fresca in estate oppure una bevanda calda nei mesi invernali.

Per un regalo più personale si può scegliere un modello decorato con il nome del tartufaio, la sagoma del suo cane o una frase dedicata alla cerca.

11. Tazza a tema tartufo

Non tutti i regali devono necessariamente essere utilizzati nel bosco.

Una tazza con un tartufaio, un cane da cerca o una frase ironica è perfetta per la colazione e per i momenti di riposo. È anche una delle idee più accessibili per un collega o un conoscente appassionato di tartufi.

12. Libro sui tartufi o sul cane da cerca

Un libro può aiutare a conoscere meglio le specie di tartufo, l’ambiente, le tecniche di addestramento e la storia di questa antica attività.

Si può scegliere tra manuali pratici, guide sul Lagotto Romagnolo, libri fotografici e racconti ambientati nel mondo della cerca. È un regalo adatto sia a chi sta cominciando sia ai tartufai più esperti e curiosi.

13. Coltello o accessori per pulire i tartufi

Una volta tornati a casa, i tartufi devono essere puliti e preparati correttamente.

Spazzolini, piccoli coltelli, affettatartufi e contenitori per la conservazione possono comporre un elegante kit gastronomico. È un’idea particolarmente adatta a chi ama anche cucinare e condividere il raccolto.

14. Quaderno del tartufaio

Un quaderno permette di annotare date, condizioni meteorologiche, caratteristiche del terreno, comportamento del cane e risultati delle diverse uscite.

Naturalmente i luoghi più preziosi possono essere indicati con nomi in codice: ogni tartufaio custodisce gelosamente le proprie pasture.

È un regalo originale, economico e carico di significato.

15. Buono regalo

Quando non si conoscono la taglia, l’attrezzatura già posseduta o le preferenze del destinatario, il buono regalo rimane la soluzione più sicura.

Il tartufaio potrà scegliere personalmente un vanghetto, un accessorio per il cane o un altro prodotto realmente necessario, evitando doppioni e acquisti sbagliati.

Come scegliere il regalo giusto per un tartufaio

Prima di acquistare, bisogna considerare soprattutto l’esperienza del destinatario.

Un principiante potrebbe aver bisogno di un kit da addestramento, di una guida o dell’attrezzatura essenziale. Un tartufaio esperto apprezzerà maggiormente un prodotto artigianale, personalizzato o capace di migliorare concretamente le sue uscite.

Anche il cane può offrire un ottimo indizio: collari, lunghine, accessori ad alta visibilità e strumenti per l’addestramento sono regali destinati all’animale, ma capaci di rendere felice anche il suo proprietario.

Regali economici per tartufai

Non è necessario spendere molto. Con un budget contenuto si possono scegliere:

un fischietto;

un quaderno;

una tazza;

uno spazzolino per tartufi;

un collare personalizzato;

un piccolo accessorio per l’addestramento.

Ciò che conta è scegliere qualcosa che appartenga davvero al mondo della cerca, evitando i soliti oggetti generici.

Il regalo migliore racconta la sua passione

Per un tartufaio, cercare tartufi non significa soltanto raccogliere un prodotto pregiato. Significa camminare nel bosco, osservare le stagioni, lavorare insieme al proprio cane e custodire luoghi e ricordi.

Per questo il regalo più riuscito non è necessariamente quello più costoso, ma quello capace di riconoscere questa passione.

Che si tratti di un vanghetto, di un libro, di un accessorio per il cane o di una semplice tazza, il pensiero giusto deve far venire immediatamente voglia di tornare nel bosco.

La legge dei bulli: i tartufai sotto il controllo delle aziende venatorie

La legge dei bulli: i tartufai sotto il controllo delle aziende venatorie

Un emendamento inserito nel disegno di legge ColtivaItalia rischia di cambiare profondamente la libera ricerca del tartufo in Italia. Se il testo venisse approvato definitivamente, le aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie potrebbero stabilire direttamente le modalità di raccolta dei tartufi all’interno delle loro aree.

Non si tratta ancora di una legge definitiva. Il disegno di legge è stato approvato dalla Camera dei Deputati il 6 agosto 2026 e deve ora essere esaminato dal Senato. Se Palazzo Madama lo approvasse senza modifiche, il provvedimento diventerebbe legge; se invece intervenisse sull’articolo contestato, il testo dovrebbe tornare alla Camera.

È dunque questo il momento per comprendere cosa sta accadendo e chiedere che la norma venga cancellata o profondamente modificata.

Cosa vogliono fare

La disposizione contestata è contenuta nell’articolo 21 del disegno di legge ColtivaItalia, AC 2670-A, e interviene direttamente sulla legge 16 dicembre 1985, n. 752, che costituisce la normativa quadro nazionale sulla raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi.

Il testo approvato dalla Camera prevede:

««Le aziende faunistico-venatorie e le aziende agri-turistico-venatorie regolamentano le modalità di raccolta dei tartufi all’interno delle loro aree, al fine di evitare interferenze con le attività di gestione faunistica nonché di preservare l’habitat naturale, ivi compreso il sostrato boschivo».»

Non finisce qui. L’emendamento interviene anche sull’articolo 18 della legge 752/1985, introducendo una specifica violazione per:

««La raccolta di tartufi in violazione delle modalità stabilite dalle aziende faunistico-venatorie o dalle aziende agrituristico-venatorie».»

In altre parole, le aziende avrebbero il potere di stabilire le modalità della cerca e il tartufaio che non le rispettasse potrebbe essere sanzionato.

L’obiettivo dichiarato è evitare interferenze con la gestione faunistica e proteggere l’habitat naturale. Finalità certamente legittime. Il problema è lo strumento scelto: invece di affidare la regolamentazione a un’autorità pubblica, con limiti, controlli e criteri uniformi, si consegna un potere molto ampio direttamente alle aziende venatorie interessate.

Una formula tanto breve quanto pericolosa

Il testo non dice esplicitamente che le aziende venatorie potranno vietare completamente la raccolta. Utilizza una formula apparentemente più moderata: “regolamentano le modalità”.

Ma cosa significa, concretamente?

Potrebbe significare stabilire i giorni e gli orari nei quali è possibile entrare. Potrebbe comportare la chiusura di determinate zone, la limitazione del numero dei raccoglitori, l’introduzione di turni oppure l’obbligo di comunicare preventivamente il proprio ingresso.

Il rischio è che condizioni particolarmente restrittive finiscano per produrre un divieto di fatto.

Non occorre scrivere nero su bianco che la raccolta è vietata. Basta concedere a qualcuno il potere di renderla estremamente difficile o praticamente impossibile.

La disposizione, inoltre, non indica:

– quali limitazioni possano essere introdotte;

– quanto possano durare;

– quali aree possano essere interdette;

– se le restrizioni debbano essere motivate;

– chi debba controllarne la proporzionalità;

– se sia obbligatorio consultare le associazioni dei tartufai;

– quali garanzie spettino ai proprietari dei terreni;

– come debbano essere rese pubbliche le modalità stabilite.

Ogni azienda potrebbe così adottare regole differenti, creando un mosaico di disposizioni locali difficili da conoscere e rispettare.

Il paradosso del proprietario

Un’azienda faunistico-venatoria può comprendere terreni appartenenti a diversi proprietari. Ed è qui che potrebbe presentarsi uno degli effetti più paradossali della norma.

Il proprietario di un terreno ricadente nel perimetro dell’azienda potrebbe essere costretto a rispettare le modalità stabilite dal concessionario dell’attività venatoria anche per cercare tartufi sul proprio fondo.

Il testo non parla espressamente di un’autorizzazione preventiva e, pertanto, non è corretto affermare che questa sia già prevista. Tuttavia, la genericità della parola “modalità” non consente di escludere condizioni di accesso particolarmente penetranti.

Un soggetto privato finirebbe così per esercitare un potere capace di incidere non soltanto sui tartufai, ma anche sui proprietari delle superfici comprese nell’azienda.

La denuncia delle associazioni dei tartufai

A sollevare il caso sono state la Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiane, rappresentata da Fabio Cerretano, e l’Associazione Tartufai Italiani, rappresentata da Livio Bianchi.

Nel comunicato congiunto, le due organizzazioni parlano di una norma senza precedenti, capace di decretare «la morte della libera cerca», e invitano i tartufai a contattare i senatori dei propri territori affinché il testo venga modificato.

Le associazioni evidenziano proprio il possibile paradosso del proprietario che, pur disponendo di un terreno produttivo, potrebbe essere sottoposto alle decisioni dell’azienda faunistico-venatoria presente nell’area.

Il comunicato conclude con un appello:

««Speriamo che il Senato, che discuterà a breve il progetto di legge approvato dalla Camera, comprenda le nostre ragioni ed emendi questa stortura».»

L’allarme è comprensibile. La formulazione approvata dalla Camera è troppo generica rispetto all’importanza del potere che verrebbe attribuito alle aziende venatorie.

Il principio della libera raccolta

L’articolo 3 della “legge nazionale 752/1985” (https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1985-12-16;752) stabilisce un principio chiarissimo:

««La raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati».»

La raccolta non è libera nelle tartufaie coltivate o controllate regolarmente riconosciute e delimitate con le apposite tabelle. Restano inoltre le limitazioni riguardanti i terreni coltivati e i fondi effettivamente chiusi secondo quanto previsto dalla legge.

L’emendamento non cancella formalmente il principio della libera raccolta, ma gli affianca una nuova e rilevante eccezione: all’interno delle aziende faunistico-venatorie la libertà della cerca verrebbe esercitata secondo modalità decise dalle aziende stesse.

La domanda diventa inevitabile: quanto può essere limitata un’attività definita libera dalla legge prima che quella libertà rimanga soltanto sulla carta?

Il precedente della Corte costituzionale

La questione della ricerca dei tartufi nelle aziende faunistico-venatorie è già arrivata davanti alla Corte costituzionale.

Con la “sentenza n. 328 del 1990” (https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/ECLI%3AIT%3ACOST%3A1990%3A328), la Corte esaminò una normativa umbra che estendeva la libera raccolta anche ai terreni compresi nelle aziende faunistico-venatorie, prevedendo però limiti stabiliti dall’autorità pubblica: autorizzazione della Comunità Montana, numero ristretto di cercatori, turni e accesso nei giorni di silenzio venatorio.

La Corte dichiarò legittima quella disciplina perché coordinava la libera raccolta con le esigenze dell’attività venatoria attraverso regole pubbliche e nel rispetto dei principi della legge nazionale.

Nella sentenza si legge che la legge 752/1985 tutela un patrimonio ambientale di grande valore e anche quella parte della popolazione che nella ricerca e raccolta dei tartufi trova «un motivo di distensione ed anche di integrazione del proprio reddito».

Il precedente è importante per una ragione precisa: la Corte riconobbe la possibilità di coordinare la cerca con la gestione faunistica, ma la regolamentazione esaminata proveniva dalla Regione ed era applicata attraverso un’autorità pubblica. Il nuovo emendamento, invece, affiderebbe direttamente alle aziende private il potere di stabilire le modalità della raccolta.

È una differenza tutt’altro che secondaria.

La norma è incostituzionale?

Non è possibile affermare oggi, in maniera categorica, che l’emendamento sia incostituzionale. Solo la Corte costituzionale potrebbe dichiararlo tale dopo l’eventuale entrata in vigore e all’interno di un giudizio.

Esistono però diversi profili che meritano un serio approfondimento.

Il primo riguarda l’articolo 3 della Costituzione e il principio di ragionevolezza. Tartufai operanti in territori simili potrebbero essere sottoposti a condizioni molto diverse, determinate autonomamente da soggetti privati e senza criteri nazionali sufficientemente precisi.

Il secondo interessa l’articolo 42, relativo alla proprietà privata. Le modalità stabilite dall’azienda potrebbero incidere anche sull’utilizzo di terreni appartenenti a proprietari diversi dal concessionario venatorio.

Un ulteriore problema riguarda il principio di legalità e determinatezza delle sanzioni amministrative. La legge introdurrebbe una sanzione per la violazione di regole il cui contenuto concreto sarebbe stabilito successivamente dalle singole aziende. Occorre quindi chiedersi quanto possa essere ampia la discrezionalità lasciata a un soggetto privato nel determinare obblighi la cui violazione produce conseguenze sanzionatorie.

L’articolo 23 della Costituzione potrebbe inoltre assumere rilievo qualora le aziende introducessero obblighi personali, autorizzazioni onerose, contributi o pagamenti non chiaramente previsti dalla legge. Il testo, va precisato, non autorizza esplicitamente l’imposizione di somme di denaro; proprio per questo qualsiasi interpretazione in tal senso apparirebbe particolarmente discutibile.

Il punto non consiste, quindi, nel proclamare già oggi l’incostituzionalità della norma. Consiste nel domandarsi se sia costituzionalmente ragionevole consegnare a soggetti privati un potere così ampio, accompagnandolo persino con una sanzione, senza indicarne chiaramente i limiti.

Tutelare la fauna senza cancellare i tartufai

Le attività venatorie e la ricerca dei tartufi possono interferire tra loro. Negarlo sarebbe sbagliato. Durante alcune battute di caccia o particolari operazioni di gestione faunistica può essere necessario limitare temporaneamente l’accesso a determinate aree.

Ma un’esigenza reale non giustifica qualsiasi soluzione.

Le restrizioni dovrebbero essere:

– stabilite o approvate da un’autorità pubblica;

– limitate alle aree realmente interessate;

– circoscritte nel tempo;

– adeguatamente motivate;

– proporzionate al rischio concreto;

– pubblicate e facilmente conoscibili;

– adottate dopo avere ascoltato proprietari e associazioni dei tartufai;

– prive di autorizzazioni o costi non espressamente previsti dalla legge.

La convivenza non può essere costruita assegnando tutto il potere a una sola delle parti coinvolte.

Cosa dovrebbe fare il Senato

La soluzione più netta sarebbe eliminare l’articolo contestato.

In alternativa, il Senato dovrebbe riscriverlo completamente, specificando che le aziende possono soltanto proporre limitazioni temporanee e motivate, soggette all’approvazione dell’autorità pubblica competente.

Dovrebbe inoltre essere esclusa esplicitamente la possibilità di introdurre pagamenti, autorizzazioni arbitrarie o divieti generalizzati. Le restrizioni dovrebbero riguardare esclusivamente i giorni, gli orari e le superfici nei quali esista una concreta incompatibilità con le attività di gestione faunistica.

Sarebbe infine necessario prevedere il coinvolgimento obbligatorio delle organizzazioni dei tartufai e dei proprietari interessati.

Queste garanzie permetterebbero di tutelare la fauna e il sottobosco senza svuotare il principio della libera raccolta.

La legge dei bulli

Abbiamo scelto un titolo provocatorio perché il meccanismo previsto dalla norma appare profondamente sbilanciato.

Da una parte ci sono aziende alle quali verrebbe riconosciuto il potere di stabilire le regole. Dall’altra ci sono tartufai obbligati a rispettarle, sotto la minaccia di una sanzione. Nel mezzo rimangono i proprietari dei terreni, che rischiano di essere sottoposti alle decisioni di un soggetto diverso dall’autorità pubblica.

Tutelare l’habitat è un dovere. Coordinare la cerca con le attività venatorie può essere necessario. Trasformare le aziende venatorie nei regolatori della raccolta dei tartufi è un’altra cosa.

I boschi italiani non possono diventare un insieme di piccoli territori governati da regolamenti privati.

La ricerca del tartufo è una tradizione, un’attività economica, una forma di integrazione del reddito e un rapporto antico tra le comunità e il loro territorio. Può essere disciplinata, ma non consegnata nelle mani di una sola categoria.

Il Senato ha ancora la possibilità di correggere questa stortura. È necessario farlo prima che la libera cerca continui a esistere nella legge, ma scompaia nella realtà.

Lo scorzone entra nel bicchiere: 7 cocktail estivi da provare

Siamo abituati a vedere lo scorzone sulla pasta, sulle uova, sulle bruschette o abbinato ai formaggi. Ma se, almeno per una volta, provassimo a servirlo anche nel bicchiere?

Da questa domanda nasce “7 cocktail estivi allo scorzone”, il nuovo mini ricettario digitale gratuito realizzato da andare a tartufi.

L’idea di partenza è tanto semplice quanto originale: utilizzare una lamella di scorzone maturo al posto della classica fetta di limone.

La lamella viene passata delicatamente sul bordo del bicchiere e poi lasciata a contatto con la bevanda. In questo modo il profumo del tartufo accompagna ogni sorso, senza riempire il cocktail di pezzi o coprirlo con preparazioni troppo elaborate.

Una nuova veste per il tartufo estivo

Lo scorzone viene spesso considerato il fratello minore dei tartufi più pregiati. In realtà, proprio la sua delicatezza e la sua stagionalità lo rendono particolarmente adatto alla sperimentazione.

Il suo profumo boschivo può incontrare la freschezza dell’acqua tonica, le bollicine e alcune basi secche e poco aromatiche. Il risultato è un aperitivo insolito, elegante e soprattutto legato all’estate.

Naturalmente è fondamentale utilizzare uno scorzone fresco, sodo e ben maturo, riconoscibile dalla gleba bruno-nocciola attraversata da una fitta marezzatura chiara.

La lamella deve essere larga e sottile, ma non tanto da rompersi. Prima sfiora il bordo del bicchiere, poi viene sistemata contro il vetro proprio come si farebbe con una fetta di limone.

Un piccolo gesto capace di trasformare completamente la presentazione della bevanda.

Sette ricette, dall’analcolico alle bollicine

Il mini ricettario raccoglie sette proposte pensate per l’aperitivo estivo:

– Scorzone Tonic

– Scorzone Gin Tonic

– Vodka Tonic del Cavatore

– Martini del Bosco

– Spritz Bianco allo Scorzone

– Vermouth Tonic della Roverella

– Bollicina Nera

Ogni ricetta contiene le dosi, il tipo di bicchiere consigliato, la preparazione e un piccolo abbinamento gastronomico.

Si parte dalla versione analcolica, fresca ed essenziale, e si arriva a proposte più strutturate ed eleganti. Il filo conduttore resta sempre lo stesso: lasciare allo scorzone il giusto spazio, evitando limone, cetriolo e aromi troppo aggressivi.

Non soltanto una decorazione

La lamella sul bicchiere non è stata pensata soltanto per rendere il cocktail più bello.

Quando avviciniamo il bicchiere alla bocca, il naso incontra per primo il bordo. È proprio lì che lo scorzone lascia il suo profumo. Tenendolo poi sul calice, l’aroma continua ad accompagnare la bevuta.

È un modo semplice e immediato per valorizzare il tartufo estivo e presentarlo sotto una forma nuova, senza snaturarlo.

Forse lo scorzone non era mai stato immaginato così: fresco, frizzante e pronto per l’aperitivo.

Scarica gratuitamente il ricettario

Vuoi provare i sette cocktail estivi allo scorzone?

Scarica gratuitamente il mini ricettario, scegli la tua ricetta preferita e porta un piccolo profumo di bosco nel prossimo aperitivo.

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Dal bosco al lavoro: quali opportunità professionali può avere un tartufaio?

Dal bosco al lavoro: quali opportunità professionali può avere un tartufaio?

La cerca del tartufo non è soltanto una passione. Esperienza, conoscenza del territorio e capacità di riconoscere il prodotto possono aprire nuovi sbocchi nella tartuficoltura, nel turismo e nella ristorazione

Quando si parla di tartufai, l’immagine che viene subito in mente è quella di una persona che cammina nel bosco insieme al proprio cane, alla ricerca di un prodotto raro e prezioso.

È un’immagine corretta, ma incompleta.

Dietro la raccolta del tartufo esiste infatti un patrimonio di conoscenze molto più ampio: riconoscimento delle specie, lettura del territorio, conoscenza delle piante simbionti, conduzione del cane, rispetto dell’ambiente, conservazione del prodotto e comprensione delle diverse stagioni di raccolta.

Competenze che, se opportunamente valorizzate, possono diventare anche una professione.

Per raccogliere tartufi bisogna superare un esame

C’è un punto che spesso viene dimenticato: la raccolta dei tartufi non è un’attività completamente libera e improvvisata.

Per poterla praticare regolarmente è necessario ottenere l’apposito tesserino, secondo le modalità stabilite dalle singole Regioni. In Abruzzo, per esempio, il rilascio del tesserino è subordinato al superamento di un esame organizzato con il coinvolgimento degli organi forestali competenti.

Il candidato deve dimostrare di conoscere le principali specie di tartufo, i periodi di raccolta, le modalità corrette di cerca e cavatura, le norme da rispettare e i comportamenti necessari per non danneggiare l’ambiente tartufigeno.

Questo significa che il tartufaio autorizzato non è semplicemente una persona che possiede un cane e un vanghetto.

È una persona che ha affrontato un percorso di preparazione, sostenuto una prova e ottenuto un’autorizzazione.

In altre parole, possiede già una prima forma di competenza riconosciuta.

Il problema è che queste conoscenze vengono quasi sempre utilizzate esclusivamente per andare nel bosco, mentre potrebbero trovare applicazione in numerosi altri settori.

Guida nelle esperienze turistiche dedicate al tartufo

Uno degli sbocchi più interessanti riguarda il turismo esperienziale.

Agriturismi, strutture ricettive, ristoranti e operatori turistici propongono sempre più spesso giornate dedicate alla cerca del tartufo, con passeggiate nel bosco, dimostrazioni con il cane, degustazioni e racconti legati alla cultura del territorio.

In questo contesto il tartufaio può diventare una figura centrale.

Non deve limitarsi a trovare il prodotto, ma deve essere capace di spiegare:

– come lavora il cane;

– quali alberi possono ospitare il tartufo;

– come si riconoscono gli ambienti produttivi;

– perché bisogna richiudere correttamente la buca;

– quali differenze esistono tra le varie specie;

– come cambia la cerca durante l’anno.

La giornata nel bosco può così trasformarsi in una vera esperienza culturale e naturalistica.

Il tartufaio diventa una sorta di interprete del territorio: accompagna il visitatore, racconta il bosco e rende visibile un mondo che normalmente rimane nascosto sotto terra.

Per svolgere professionalmente questa attività è naturalmente necessario verificare gli adempimenti previsti per l’accompagnamento turistico, la sicurezza, l’assicurazione e l’inquadramento fiscale.

Ma la conoscenza fondamentale, quella del tartufo e del suo ambiente, è già nelle mani del cercatore.

Affiancare i proprietari delle tartufaie

Un altro settore nel quale l’esperienza pratica può avere un grande valore è quello della tartuficoltura.

Chi possiede un terreno o vuole realizzare una tartufaia spesso si concentra esclusivamente sull’acquisto delle piante micorrizate. La riuscita di un impianto, però, dipende anche dalla scelta del terreno, dalla gestione della vegetazione, dall’acqua disponibile, dalla manutenzione e dalla capacità di osservare ciò che accade nel tempo.

Il tartufaio esperto conosce molti di questi aspetti perché li incontra quotidianamente nel bosco.

Sa riconoscere:

– le piante potenzialmente simbionti;

– le caratteristiche di un ambiente favorevole;

– l’esposizione del terreno;

– le aree troppo chiuse dalla vegetazione;

– i segnali di attività produttiva;

– i danni provocati da una raccolta aggressiva;

– le differenze tra un terreno vivo e uno degradato.

Non può sostituire l’agronomo, il forestale o il tecnico abilitato nella progettazione di un impianto. Può però affiancarli con una conoscenza pratica spesso difficile da acquisire sui libri.

Il miglior modello potrebbe essere proprio la collaborazione tra diverse figure: tecnico, vivaista e tartufaio.

Il primo analizza e progetta, il secondo fornisce piante controllate, il terzo porta l’esperienza concreta del bosco e della raccolta.

La filiera del tartufo viene ormai affrontata come un settore complesso, nel quale entrano in contatto tartufai, tartuficoltori, vivaisti, agronomi, operatori agroalimentari e professionisti del turismo. Anche il CREA ha sviluppato percorsi dedicati alla gestione delle tartufaie e alle diverse fasi che vanno dal bosco alla tavola.

Collaborare nella manutenzione degli impianti

Accanto alla consulenza può nascere anche un’attività più operativa.

Le tartufaie hanno bisogno di essere seguite nel tempo. Può essere necessario controllare la vegetazione, mantenere accessibili le aree produttive, monitorare le piante, osservare il terreno, effettuare una raccolta controllata e segnalare eventuali problemi.

Un tartufaio potrebbe quindi collaborare come operatore specializzato nella manutenzione e nel monitoraggio delle tartufaie.

Non si tratterebbe soltanto di raccogliere il prodotto, ma di seguire l’ambiente dal quale quel prodotto nasce.

Anche in questo caso servirebbero una preparazione aggiuntiva e una chiara divisione delle responsabilità con i tecnici, ma l’esperienza maturata durante anni di cerca rappresenterebbe un punto di partenza importante.

Selezionatore e valutatore del prodotto fresco

Chi raccoglie tartufi da molti anni sviluppa spesso una sensibilità particolare verso il prodotto.

Impara a distinguere un tartufo maturo da uno ancora acerbo, una buona profumazione da un aroma debole, una pezzatura commerciale da una meno interessante. Riconosce i difetti, le rotture, i segni di deterioramento e le differenze tra tartufi raccolti in ambienti diversi.

Queste competenze possono essere utili alle aziende che acquistano, selezionano e commercializzano tartufo fresco.

Un cercatore esperto potrebbe lavorare o collaborare come:

– addetto al ricevimento della materia prima;

– selezionatore;

– responsabile degli acquisti dai cavatori;

– valutatore della qualità;

– addetto alla suddivisione per specie e pezzatura;

– consulente per il prodotto fresco.

Un errore nella valutazione di un tartufo può costare molto. Per questo la conoscenza diretta della materia prima può avere un valore economico reale.

Il tartufaio conosce il prodotto prima che arrivi sul banco, nel laboratorio o nella cucina. Sa da dove viene e comprende quanto rapidamente possa perdere peso, profumo e valore.

Il tartufaio nella ristorazione

Anche il mondo della ristorazione può rappresentare uno sbocco.

Molti ristoranti utilizzano il tartufo, ma non sempre il personale possiede una conoscenza approfondita delle specie, dei periodi di maturazione, delle modalità di conservazione o del corretto utilizzo in cucina.

Un tartufaio esperto può affiancare ristoratori e cuochi nella scelta del prodotto fresco, aiutandoli a evitare acquisti sbagliati e a utilizzare ogni specie nel modo più adatto.

Potrebbe occuparsi di:

– selezione dei fornitori;

– controllo della qualità alla consegna;

– riconoscimento delle specie;

– gestione e conservazione;

– formazione del personale di sala;

– presentazione del prodotto al cliente;

– organizzazione di serate e menù tematici;

– collegamento diretto tra ristorante e territorio.

In una cena dedicata al tartufo, il cercatore può inoltre diventare parte dell’esperienza.

Può raccontare dove nasce il prodotto, come avviene la cerca, perché una stagione è diversa dall’altra e quali condizioni ambientali incidono sulla produzione.

Il tartufo, in questo modo, non arriva semplicemente sul piatto: porta con sé una storia.

Formazione del personale di sala e di vendita

Il tartufaio può trovare spazio anche nella formazione.

Un cameriere che propone un piatto al tartufo dovrebbe sapere quale specie viene utilizzata. Un addetto alle vendite dovrebbe saper spiegare le differenze tra fresco e conservato. Un ristoratore dovrebbe conoscere i tempi di deperimento e le corrette condizioni di conservazione.

Sono conoscenze che un cercatore esperto può trasferire attraverso brevi corsi rivolti a:

– ristoranti;

– gastronomie;

– negozi di prodotti tipici;

– agriturismi;

– strutture ricettive;

– personale commerciale;

– addetti alle fiere e agli eventi.

Non servono necessariamente lezioni teoriche particolarmente complesse.

Può essere sufficiente insegnare a riconoscere le specie principali, comprendere i calendari, valutare il profumo, conservare correttamente il prodotto e comunicarlo senza promettere ciò che il tartufo non può offrire.

Addestramento e conduzione del cane

Il cane rappresenta una parte essenziale dell’attività del tartufaio.

Chi ha esperienza nella preparazione e nella conduzione di più cani può trasformare questa capacità in un servizio rivolto ad altri cercatori.

Gli sbocchi possono riguardare:

– avviamento dei cuccioli;

– lezioni individuali;

– formazione del binomio cane-conduttore;

– correzione di errori nella cerca;

– giornate pratiche sul campo;

– valutazione delle attitudini del cane;

– assistenza ai principianti.

Addestrare un cane da tartufo non significa soltanto insegnargli a riconoscere un odore.

Significa creare motivazione, evitare comportamenti scorretti, sviluppare il richiamo, migliorare il rapporto con il conduttore e lavorare in sicurezza.

Anche qui l’esperienza deve essere trasformata in metodo. Essere un buon tartufaio non significa automaticamente essere un buon insegnante, ma chi possiede entrambe le capacità può costruire un’attività professionale concreta.

Collaborare con fiere, comuni e associazioni

Il tartufo è anche cultura, identità territoriale e promozione locale.

Comuni, associazioni e organizzatori di eventi possono avere bisogno di tartufai per:

– dimostrazioni di cerca;

– incontri con le scuole;

– laboratori didattici;

– giornate ambientali;

– eventi gastronomici;

– degustazioni;

– presentazioni delle specie locali;

– iniziative dedicate alla tutela dei boschi.

In queste occasioni il tartufaio non vende soltanto un prodotto. Trasmette un patrimonio di conoscenze e contribuisce a costruire una maggiore consapevolezza intorno alla raccolta.

Può spiegare, per esempio, perché non bisogna utilizzare attrezzi inadeguati, perché le buche devono essere richiuse e perché il rispetto dei calendari è essenziale per preservare gli ambienti produttivi.

Un possibile ruolo professionale: l’operatore della filiera tartuficola

Oggi la figura del tartufaio viene ancora considerata quasi esclusivamente in relazione alla raccolta.

Una visione più moderna dovrebbe invece parlare di operatore della filiera tartuficola.

Una persona capace di mettere insieme:

– esperienza nella cerca;

– conoscenza del cane;

– riconoscimento delle specie;

– lettura del territorio;

– valutazione della qualità;

– nozioni di conservazione;

– capacità di raccontare il prodotto;

– rapporto con tartuficoltori, ristoratori e turisti.

Naturalmente nessun tartufaio possiede automaticamente tutte queste competenze.

Per svolgere alcune attività sono necessari corsi, autorizzazioni, assicurazioni, conoscenze commerciali o collaborazioni con professionisti qualificati.

Il punto, però, è un altro.

Il tartufaio non parte da zero.

Parte da anni di esperienza sul terreno, da un esame sostenuto, da un tesserino ottenuto e da un patrimonio di conoscenze che troppo spesso viene considerato soltanto come un passatempo.

La raccolta può essere il punto di partenza, non quello di arrivo

La cerca del tartufo continuerà a rimanere il cuore di questo mondo.

Ma intorno a essa può svilupparsi un sistema di opportunità più ampio: turismo, ristorazione, tartuficoltura, selezione del prodotto, formazione, addestramento e tutela ambientale.

Non tutti i tartufai vorranno trasformare la propria esperienza in un lavoro. Molti continueranno giustamente a vivere la cerca come passione, tradizione familiare o integrazione del reddito.

Chi desidera farne una professione, però, dovrebbe iniziare a considerare il proprio bagaglio di conoscenze sotto una luce diversa.

Perché saper trovare un tartufo non significa soltanto conoscere il punto nel quale scavare.

Significa saper leggere il bosco, comprendere il cane, riconoscere un prodotto prezioso e custodire un sapere che può essere utile a un’intera filiera.

E tutto questo, nel mondo del lavoro, può avere un valore.

andare a tartufi Magazine , la nuova rivista trimestrale dedicata al mondo del tartufo

“andare a tartufi”, la nuova rivista trimestrale dedicata al mondo del tartufo

C’è un momento in cui una notizia non basta più.

Non basta un post letto velocemente, una fotografia osservata per pochi secondi o un articolo dimenticato subito dopo averlo condiviso. Alcuni argomenti hanno bisogno di spazio, tempo e profondità.

Da questa esigenza nasce “andare a tartufi”, la nuova rivista trimestrale dedicata al tartufo, ai boschi, ai territori e alle persone che ogni giorno vivono questo mondo.

Dopo anni di informazione online, abbiamo deciso di creare qualcosa di diverso: una pubblicazione da leggere lentamente, conservare e riprendere in mano nel tempo.

La rivista non parlerà soltanto del tartufo come prodotto. Racconterà tutto ciò che lo rende possibile: il terreno, le piante, l’acqua, il clima, il lavoro dei tartufai, il rapporto con il cane, le tradizioni, il mercato e la cultura dei territori.

Ogni numero sarà costruito intorno a pochi grandi argomenti, affrontati senza fretta attraverso approfondimenti, testimonianze, immagini e riflessioni.

  • Il cuore del primo numero

Il primo numero, previsto per l’autunno 2026, avrà come tema centrale il tartufo bianco.

Il titolo del grande dossier sarà:

NON SI COLTIVA. SI CREA.

Il tartufo bianco e la verità che stiamo evitando

Da anni si parla della possibilità di coltivare il tartufo bianco. Ma forse la vera domanda non è come coltivarlo.

Forse la domanda è: come possiamo creare nuovamente le condizioni ambientali che gli permettono di nascere?

Il dossier parlerà di terreno, acqua, piante simbionti, microclima, vecchie tartufaie abbandonate, trasformazioni del paesaggio ed errori commessi nel corso degli anni.

Non cercheremo formule miracolose. Cercheremo di comprendere il confine tra ciò che l’uomo può fare e ciò che deve ancora affidare alla natura.

Gli altri temi

Accanto al grande dossier sul tartufo bianco, il primo numero affronterà altri quattro argomenti.

Il bosco che verrà racconterà come siccità, incendi, abbandono e cambiamenti climatici stanno modificando i territori tartufigeni.

Quanto vale davvero un tartufo? seguirà il prodotto dal cavatore fino al commerciante e al ristorante, cercando di comprendere come si forma realmente il suo prezzo.

Il cane prima del tartufo sarà dedicato al rapporto tra uomo e animale, andando oltre il semplice addestramento per parlare di fiducia, esperienza, responsabilità e vecchiaia.

L’Italia sotterranea sarà invece un viaggio nei territori italiani del tartufo. La prima tappa partirà dall’Abruzzo, tra montagne, colline, tradizioni e luoghi ancora poco raccontati.

Una rivista digitale da conservare

“andare a tartufi” vuole essere una rivista autorevole ma accessibile, capace di parlare ai tartufai, agli appassionati, agli operatori del settore e a chiunque desideri conoscere meglio questo patrimonio.

Non sarà una raccolta di contenuti già pubblicati.

Sarà un progetto editoriale nuovo, con una propria identità, una propria voce e un obiettivo preciso: raccontare il mondo del tartufo con la profondità che merita.

Perché il tartufo non è soltanto ciò che troviamo sotto terra.

È il bosco che lo rende possibile.

È il cane che lo cerca.

È la persona che lo riconosce.

È il territorio che lo custodisce.

Il primo numero arriverà nell’autunno 2026.

Questo è soltanto il primo assaggio.

Non pubblicheremo tutto. Pubblicheremo soltanto ciò che merita di restare.

Piemonte, via al riconoscimento delle associazioni dei tartufai : domande entro il 30 settembre

Piemonte, via al riconoscimento delle associazioni dei cercatori di tartufo: domande entro il 30 settembre

La Regione Piemonte apre ufficialmente le candidature per il riconoscimento delle associazioni dei raccoglitori e cercatori di tartufo. Un passaggio che rafforza il ruolo delle associazioni nella tutela del patrimonio tartufigeno regionale.

La Regione Piemonte ha pubblicato un nuovo avviso pubblico per il riconoscimento delle associazioni dei raccoglitori o cercatori di tartufo, in attuazione dell’articolo 12 della Legge Regionale n. 16/2008. Le domande potranno essere presentate fino al 30 settembre 2026.

L’iniziativa non prevede contributi economici diretti, ma rappresenta un importante passaggio istituzionale per le associazioni che operano nel settore tartufigeno piemontese.

Per ottenere il riconoscimento regionale, le associazioni dovranno possedere specifici requisiti, tra cui l’assenza di fini di lucro, un numero minimo di 50 soci e la presenza, tra gli associati, di cercatori in possesso del tesserino di idoneità, proprietari di terreni tartufigeni o conduttori di tartufaie riconosciute.

Il riconoscimento consentirà alle associazioni di diventare interlocutori ufficiali della Regione nelle politiche dedicate al tartufo, favorendo la partecipazione ai tavoli di confronto e ai futuri programmi di valorizzazione del settore.

Il Piemonte continua così a confermare la propria attenzione verso uno dei prodotti simbolo del territorio, puntando su una gestione sempre più organizzata delle associazioni che rappresentano i cercatori e contribuiscono alla tutela degli ambienti naturali vocati alla produzione del tartufo.

L’avviso è stato approvato con la Determinazione Dirigenziale n. 525/A1614A del 16 luglio 2026 ed è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte il 23 luglio 2026.

Quotazioni Tartufo Estivo 2026

Quotazioni Tartufo Scorzone  (Tuber Aestivum) – I prezzi sotto elencati sono indicativi e al chilo, calcolati in base alla media nazionale aggiornati al

22/07/26

Pezzature

Piccola Da 0 a 19 grammi
Media Da 20 a 49 grammi
Grande Da 50 a Salire

Prezzi al Cavatore

Forbice di prezzo per categorie di peso

Minima € 30*

Massima €80**

* Minima = Da 0 a 19 grammi — ** Massima = Da 50 grammi a salire.

Partite miste

Medio-  Piccola

€ 41

Media – Grande

€ 67

Piccola – Grande

€ 54

Forbice di prezzo per pezzature miste

Minima € 48

Massima € 61

Prezzi al consumatore

Piccola

€ 62

Media

€ 120

Grande

€ 176

I prezzi sopra elencati sono da considerarsi approssimativi e potrebbero variare anche nell’arco di 24 ore