Tutti gli Episodi del Podcast Trifulau

Trifulau: il Podcast

“Trifulau” è un viaggio nelle terre di Langhe, Roero e Monferrato, alla scoperta dell’universo nascosto del tartufo bianco d’Alba e di chi lo cerca. Attraverso le voci dei “trifulau”, i cercatori di tartufo, il podcast esplora i segreti di questa antica tradizione: i linguaggi misteriosi tra uomo e cane, i quadernetti con le mappe dei luoghi nascosti, il delicato equilibrio dell’ecosistema del bosco minacciato dal clima che cambia. Dalla vita quotidiana dei cercatori – le loro abitudini frugali, le alzatacce all’alba, i periodi di magra – al miracoloso rapporto tra pioggia, piante e questo prezioso fungo ipogeo,
 
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IL CASO: IL MONDO DEI TARTUFI È UN AMBIENTE MASCHILISTA?

 

Tutto è cominciato con una foto.

Una donna, cercatrice di tartufi, orgogliosa del suo ritrovamento, pubblica sui social l’immagine di un magnifico tartufo bianco da 400 grammi: un vero gioiello della natura, un momento da celebrare.

Ma in poche ore, i commenti si trasformano in una pioggia di critiche.

“Troppo sporco di terra”, “quel tartufo è vecchio”, “così non si presenta un tartufo”.

Osservazioni che — in sé — potrebbero anche essere parte del normale confronto tra appassionati.

Eppure, il tono, la quantità e la direzione delle critiche hanno fatto pensare a qualcosa di più profondo.

Perché quando a postare un tartufo “imperfetto” è un uomo, la reazione è spesso molto diversa: un applauso, una battuta, magari una curiosità tecnica.

Quando è una donna, invece, scatta quasi un “processo pubblico”.

🌳 Un mondo antico, fatto di riti e silenzi

Il mondo dei tartufi è da sempre un ambiente riservato, tradizionale, quasi sacro.

Chi lo vive lo sa: si tramanda di padre in figlio, i segreti si custodiscono, i luoghi non si rivelano.

È un universo dove contano l’esperienza, l’olfatto, il rapporto con il cane e con la terra.

E per secoli, questo universo ha avuto un volto maschile.

Le poche donne che si sono avvicinate alla cerca, spesso lo hanno fatto in silenzio, quasi di nascosto, per passione più che per professione.

Oggi però qualcosa sta cambiando: ci sono donne trifolaie, imprenditrici agricole, selezionatrici, ristoratrici e commerciante di tartufi che si stanno ritagliando un ruolo di primo piano.

Ma la mentalità, in certi ambienti, è ancora dura da scalfire.

👩‍🌾 Donne nei boschi: passione e pregiudizi

Essere una “donna del tartufo” non è solo una questione di competenze.

È affrontare un mondo dove la credibilità viene ancora messa in discussione.

Molte raccontano di sguardi scettici, battute ironiche o, peggio, di essere considerate “un’eccezione” piuttosto che una normalità.

Eppure, la cerca non ha genere:

la sensibilità, l’intuito, la dedizione e la conoscenza del bosco sono qualità che non appartengono solo agli uomini.

Anzi — molte donne portano nel settore una cura e una sensibilità nuove, un approccio più rispettoso verso la natura e verso i cani da tartufo.

🍂 Il pretesto di un tartufo sporco

Il caso di questo tartufo bianco “troppo sporco” è diventato, suo malgrado, uno specchio.

Perché quella terra non è sporcizia, ma parte della sua identità.

Un tartufo appena cavato non è un prodotto da vetrina: è una creatura della terra, e la terra ne preserva il profumo.

Molti professionisti, anzi, preferiscono lasciarla fino al momento della pulizia o della vendita.

 

Ma dietro le critiche — spesso “travestite” da consigli tecnici — si nasconde a volte un giudizio più sottile:

“una donna non può saperlo fare come un uomo”.

Un pregiudizio antico, che sopravvive ancora oggi, anche in un mondo che ama definirsi “di tradizione ma non di chiusura”.

🌱 Una nuova generazione di tartufaie

 

Oggi però le cose stanno cambiando.

Sempre più donne si avvicinano alla cerca, frequentano corsi, si iscrivono alle associazioni, addestrano i propri cani e si fanno rispettare sul campo.

Molte di loro non cercano polemiche, ma riconoscimento.

E portano avanti un modo nuovo di vivere la passione: più aperto, più naturale, meno competitivo e più collaborativo.

Forse è proprio questo che dà fastidio a qualcuno:

che il bosco non sia più solo un territorio di conquista, ma anche di condivisione.

✍️ Conclusione: la terra è uguale per tutti

Il mondo dei tartufi resta uno dei pochi luoghi dove la natura comanda davvero.

Lì, nel silenzio del bosco, la terra non fa distinzioni di genere: restituisce il frutto a chi la conosce e la rispetta.

Forse, allora, il cambiamento più importante non è nei campi o nei mercati, ma nella mentalità.

Riconoscere che il valore di un tartufo non dipende da chi lo trova, ma da quanto amore e dedizione ci mette.

 

 

 

 

Cane sfugge al controllo: Tartufaio bloccato in un canalone nel Fiorentino

 

📰 Cane sfugge al controllo: cercatore di tartufi bloccato in un canalone nel Fiorentino

 

Soccorsi spettacolari a Certaldo: salvo il tartufaio e recuperato anche il cane.

Fonte: ANSA Toscana (18 ottobre 2025)

 

Un’uscita di routine per cercare tartufi si è trasformata in un’avventura pericolosa per un uomo di 53 anni, rimasto bloccato in un canalone nei boschi di Pogni di Sopra, nel comune di Certaldo (Firenze).

Secondo quanto riportato dall’ANSA Toscana, il cercatore era uscito con il suo cane quando l’animale, forse attratto da un odore, gli è improvvisamente sfuggito di mano. Nel tentativo di seguirlo, l’uomo è scivolato lungo un pendio accidentato, finendo in un canalone con circa 100 metri di dislivello.

 

L’intervento dei soccorsi

 

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco con il nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale) e l’elicottero “Drago” del reparto volo di Cecina. L’uomo, nonostante la caduta, è rimasto cosciente e ha potuto comunicare la propria posizione ai soccorritori, che lo hanno raggiunto con tecniche di corda e trasportato in una zona sicura.

Fortunatamente, non ha riportato ferite gravi e non è stato necessario il trasporto in ospedale. Anche il cane è stato recuperato sano e salvo.

 

Un mestiere antico ma non privo di rischi

 

L’episodio, per quanto a lieto fine, ricorda quanto sia importante la prudenza in attività come la ricerca dei tartufi, spesso svolta in zone boscose e impervie. I tartufai conoscono bene la fatica e la passione che si nascondono dietro ogni “bottino”, ma anche i pericoli che possono nascondersi tra sentieri scoscesi e canaloni.

L’uso di dispositivi GPS, l’abitudine di segnalare la propria posizione e una buona preparazione fisica restano elementi fondamentali per evitare incidenti simili.

 

Un grazie ai soccorritori

 

L’intervento rapido e coordinato dei Vigili del Fuoco e dell’equipaggio dell’elicottero Drago ha evitato conseguenze peggiori. Una storia che, oltre a rassicurare sul lieto fine, mette ancora una volta in luce l’importanza e la professionalità dei soccorsi tecnici italiani.

 

 

 

Trappole chiodate in tartufaia: 47enne a processo per danneggiamento

 

 

Trappole chiodate nel bosco: 47enne a processo per danneggiamento

 

Gagliole (Macerata), 17 ottobre 2025 – Trappole nascoste tra la vegetazione, chiodi d’acciaio affilati come lame pronti a colpire chiunque passasse. È questo lo scenario che si sarebbe presentato in una zona di campagna a Gagliole, dove un cercatore di tartufi si è ritrovato con le gomme dell’auto forate e un brutto spavento.

 

Per quei fatti, avvenuti il 12 novembre 2022 in località Casette, è finito sotto accusa M. Z. 47 anni, residente a Gagliole. L’uomo deve rispondere dei reati di getto pericoloso di cose e danneggiamento.

 

Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Francesca D’Arienzo, che ieri ha sostenuto l’accusa in tribunale, Zamparini avrebbe piazzato lungo una strada interpoderale due pericolose “trappole”: lastre metalliche spesse circa un centimetro, sulle quali erano stati saldati decine di chiodi in acciaio – quaranta su una, trentotto sull’altra. I manufatti erano poi stati accuratamente mimetizzati tra fango ed erba, in modo da rendere impossibile scorgerli.

 

A farne le spese, la mattina dell’11 novembre 2022, un uomo del posto che, a bordo della sua Fiat Panda, stava perlustrando la zona in cerca di tartufi. Dopo aver sentito un colpo secco e aver notato le gomme a terra, l’uomo si è accorto delle trappole e ha subito denunciato l’accaduto ai carabinieri.

 

Ora spetterà al giudice stabilire se quelle micidiali installazioni siano davvero opera dell’imputato. 

 

 

Tartufo bianco da record trovato a Carpegna: 1,1 kg di pura eccellenza marchigiana

 

📰 Tartufo bianco da record trovato a Carpegna: 1,1 kg di pura eccellenza marchigiana

 

Un ritrovamento eccezionale nelle campagne dell’entroterra pesarese: un tartufo bianco pregiato del peso di 1,1 chilogrammi è stato cavato  nei boschi di Carpegna (PU, Marche), attirando subito l’attenzione di appassionati, esperti e aziende del settore.

 

L’esemplare, di dimensioni davvero straordinarie e dal profumo intenso, è considerato uno dei più grandi tartufi trovati in Italia in questa stagione. La notizia, diffusa sui social con una foto che ha subito fatto il giro del web, ha generato curiosità e ammirazione tra i cercatori e i buongustai.

 

Il tuber, perfettamente integro e dalla forma compatta, ha già suscitato l’interesse di importanti aziende del settore, tra cui Urbani Tartufi e altri marchi noti a livello nazionale e internazionale. Le prime valutazioni parlano di un prezzo che potrebbe superare i 10.000 euro al chilo.

Secondo le prime ricostruzioni, il ritrovamento sarebbe avvenuto durante una normale battuta di cerca , in una zona boscosa nei dintorni di Carpegna. Il fortunato scopritore avrebbe immediatamente compreso l’eccezionalità del pezzo, date le dimensioni fuori dal comune e la qualità del profumo.

 

> “Un tartufo così grande e perfetto è un evento che accade raramente — un orgoglio per il nostro territorio e per chi vive questa passione con rispetto e amore per la natura”, ha commentato un esperto locale del settore.

 

Il ritrovamento conferma ancora una volta la straordinaria vocazione tartufigena delle Marche, in particolare della provincia di Pesaro e Urbino, dove i boschi offrono un habitat ideale per il tartufo bianco pregiato. Le condizioni climatiche di quest’autunno — con piogge regolari e temperature miti — hanno contribuito a una stagione particolarmente ricca e di alta qualità.

 

Questo esemplare da record rappresenta non solo un vanto per chi l’ha trovato, ma anche una vetrina d’eccellenza per il territorio marchigiano, simbolo di una tradizione che unisce natura, passione e sapori autentici.

 

📸 Foto e ritrovamento: Francesco Massimo Mariani

📍 Località: Carpegna 

 

 

Abruzzo,escalation di furti di cani da tartufo nella Marsica

Abruzzo sotto assedio: escalation di furti di cani da tartufo nella Marsica e in tutta la regione

Negli ultimi giorni l’Abruzzo è tornato al centro delle cronache per una serie di furti inquietanti che colpiscono uno dei simboli dell’identità rurale locale: i cani da tartufo.

Nella Marsica, in particolare, si moltiplicano gli episodi che stanno seminando paura e rabbia tra i tartufai.

A Celano, ignoti hanno rubato due lagotti romagnoli di proprietà di Giancarlo Contestabile, conosciuto e rispettato cercatore di tartufi. Poche notti dopo, in un colpo ancora più grave, sono stati sottratti sette cani da tartufo tra Celano e Magliano de’ Marsi, dopo aver forzato recinzioni e box.

Episodi simili si sono registrati anche nell’Alto Sangro, dove alcune abitazioni sono state svaligiate e diversi animali da lavoro sono scomparsi.

 

I furti di cani da tartufo non sono una novità, ma la frequenza con cui stanno avvenendo in Abruzzo preoccupa. Negli ultimi anni, secondo le associazioni di categoria, si è sviluppato un vero e proprio mercato nero dei cani addestrati, spesso rivenduti in altre regioni o all’estero, dove un esemplare esperto può valere anche diverse migliaia di euro.

Dietro questi episodi non ci sarebbero più ladruncoli occasionali, ma bande organizzate, che agiscono di notte, conoscono bene le abitudini dei tartufai e utilizzano mezzi e strategie professionali.

Il danno non è solo economico: per molti cercatori, quei cani sono compagni di vita, cresciuti e addestrati con anni di dedizione.

L’Abruzzo, con le sue aree vocate alla raccolta del tartufo nero pregiato — dal Fucino alla Valle del Sagittario, fino al Sangro e al Vastese — è oggi uno degli epicentri del fenomeno.

Negli ultimi due anni, i casi segnalati sono in aumento costante, tanto che in diverse province si parla apertamente di una “emergenza cani da tartufo”.

Le forze dell’ordine invitano i proprietari a dotarsi di sistemi di sorveglianza, microchip e GPS, ma la sensazione tra i tartufai è di abbandono: “Rubano animali che valgono più dell’oro – racconta un cercatore marsicano – e nessuno paga mai”.

Il fenomeno non riguarda solo l’Abruzzo: segnalazioni analoghe arrivano dal Molise, dall’Umbria e dalle Marche, regioni dove il tartufo rappresenta una risorsa economica importante.

Negli ultimi mesi, associazioni di categoria come la Federazione Italiana Tartufai hanno chiesto un inasprimento delle pene per chi ruba o maltratta cani da lavoro, considerandoli strumenti di reddito e parte integrante dell’attività agricola.

L’Abruzzo, ancora una volta, paga il prezzo della sua ricchezza naturale e della sua tradizione.

Finché questi furti resteranno impuniti e privi di un contrasto deciso, il rischio è che il territorio perda non solo animali preziosi, ma anche un pezzo della propria identità.

 

Tra nebbia e tartufi: il silenzio dell’autunno e la ricerca dell’invisibile

 
 
Quando il giorno nasce lento, e il respiro della terra è ancora trattenuto, la nebbia scivola tra i filari come un pensiero che non vuole farsi afferrare.
Tutto tace. Gli alberi diventano ombre, i sentieri si fanno incerti, e il mondo sembra riscoprire il piacere di non mostrarsi tutto d’un tratto.
È in questa sospensione che l’autunno svela il suo vero volto: un tempo di attesa, di silenzi, di piccoli misteri.
Un tempo in cui anche la luce si fa discreta, come se non volesse disturbare.
 
 
 
La nebbia nasce così, non come evento improvviso ma come respiro lento della terra.
Di notte, il suolo cede il suo calore al cielo che si raffredda; l’umidità dell’aria si condensa in minuscole gocce, sospese come pensieri non detti.
E allora la pianura si copre di un velo, le valli si riempiono di un latte opaco, e i boschi si avvolgono nel loro segreto.
È un fenomeno semplice, eppure profondamente poetico: la natura che si fa discreta, che sussurra invece di parlare.
Ogni cosa diventa vicina, e allo stesso tempo lontana.
La nebbia non toglie il mondo, lo restituisce in un altro modo: sfocato, dolce, pensoso.
 
 
È in queste mattine che il tartufaio parte.
Il suo passo è prudente, calibrato, come quello di chi conosce il bosco e lo rispetta.
Accanto a lui, il cane avanza col muso basso, scivolando nel silenzio.
Non serve la vista, non serve parlare: qui dominano l’olfatto, l’ascolto, l’intuizione.
La nebbia diventa un’alleata silenziosa — nasconde i movimenti, ammorbidisce i suoni, protegge il segreto della terra.
Ogni passo è una preghiera breve, ogni respiro un patto antico tra uomo, cane e bosco.
 
Chi cerca tartufi sa che il miracolo non è solo trovarli.
Il miracolo è quel camminare nell’incertezza, quel fidarsi del proprio compagno, del terreno, dell’aria stessa.
È un dialogo muto tra sensi e invisibile.
L’odore del tartufo non si vede, si intuisce — come la presenza di qualcosa che vive al di sotto, nascosto, umile e prezioso.
E nella nebbia, che tutto attenua, quella fragranza sembra emergere più chiara, più vera.
 
 
C’è qualcosa di profondamente affine tra la nebbia e il tartufo: entrambi esistono nell’ombra, entrambi vivono di discrezione.
La nebbia cela, il tartufo si nasconde.
La prima dissolve i contorni, il secondo li riempie di profumo.
Entrambi chiedono lentezza, attenzione, sensibilità.
Non si può correre nella nebbia come non si può forzare la terra a offrire i suoi frutti.
Bisogna attendere, ascoltare, saper vedere con altri sensi.
 
Forse per questo i tartufai amano la stagione nebbiosa: perché è il tempo che più somiglia a loro.
Uomini abituati al silenzio, al passo prudente, al mistero del sottosuolo.
Persone che sanno che il valore delle cose non sta nella loro visibilità, ma nel loro profumo, nella traccia sottile che lasciano nell’aria e nel cuore.
 
 
Quando la nebbia si dirada, il bosco torna a mostrarsi.
Le foglie luccicano di rugiada, il cane guarda il suo padrone come per dire: “oggi qualcosa abbiamo trovato”.
E il tartufaio, che non ama vantarsi, accarezza il suo compagno e sorride piano.
Non è solo per il tartufo — è per quel momento in cui il mondo è tornato a essere mistero.
Per quell’ora sospesa in cui la nebbia e la terra si sono parlati, e lui ha avuto la fortuna di ascoltarli.
 

In Abruzzo si potrà nuovamente impiegare lo Zappetto?

AVEZZANO. L’Associazione tartufai della Marsica, che raggruppa 300 soci e ha come scopo principale quello di tutelare il tartufo in Abruzzo, si oppone alla presa di posizione del vicepresidente del consiglio regionale e componente della commissione Agricoltura, Giovanni D’Amico, in merito alla questione riguardante la reintroduzione dello zappetto per la raccolta dei tartufi.

L’Associazione della Marsica si era fatta promotrice per l’abolizione della disparità sull’utilizzo di questo strumento per la raccolta del tartufo, che poteva essere impiegato solo nei comuni che gravitano intorno all’Aquila, compreso Ovindoli, e solo ed esclusivamente per la raccolta del nero pregiato (tuber melanosporum) nel periodo che va dall’apertura (15 novembre) fino alla chiusura (15 marzo). Le ragioni addotte dall’associazione affinché anche i marsicani possano usare lo zappetto sono le stesse che hanno consentito di ottenere per legge l’utilizzo in quei comuni dell’Aquilano. In quelle zona, la natura del suolo (ciottoloso e gelato nel periodo invernale) è uguale a quello dei Comuni marsicani e della Valle Peligna. «Per questo la commissione Agricoltura», afferma il presidente dell’Associazione tartufai della Marsica, Filippo Pandoli, «ha fatto bene ad approvare questa modifica alla legge estendendo l’uso di tale attrezzo in tutta la provincia dell’Aquila solo ed esclusivamente nel periodo invernale e per quell’unica specie».

Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore all’Agricoltura, Mauro Febbo. «Credo», replica a D’Amico, «che la variazione proposta della nuova legge regionale non porta affatto a una minore tutela del tartufo in quanto, come già detto, l’utilizzo dello zappetto rimane limitato ad una sola specie e per un periodo preciso».

La storia del Bracco Pointer, il cane dei veri tartufai

Non lo troverete nei registri ufficiali delle razze riconosciute dall’ENCI o dalla FCI.
Non ha uno standard depositato, non sfila nei ring delle esposizioni. Eppure, nelle tartufaie di mezza Italia, è il cane che molti tartufai considerano il più affidabile compagno di cerca: il bracco pointer.
 
Un incrocio non convenzionale, nato dall’unione fra la resistenza e la docilità del bracco (italiano o tedesco) e l’olfatto sopraffino del pointer inglese. Un “bastardo di lusso”, direbbe qualcuno, ma capace di portare a casa risultati che contano: tartufi trovati dove altri cani passano a vuoto.
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Origini: un cane nato dal bosco, non dai pedigree
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L’incrocio bracco–pointer nasce come soluzione pratica, non come progetto di razza.
Già decenni fa, nelle colline appenniniche e nelle campagne piemontesi ed emiliane, i tartufai volevano un cane che avesse il naso finissimo del pointer ma non la sua eccessiva passione per la selvaggina, che lo portava a distrarsi.
Dall’altra parte, il bracco italiano era obbediente e resistente, ma talvolta meno “esplosivo” nella ricerca.
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Così alcuni cacciatori e cercatori iniziarono a incrociare queste due linee.
Il risultato? Cani veloci ma controllabili, con un fiuto eccezionale e un carattere più collaborativo del pointer puro. Non una razza codificata, ma una “linea di sangue da lavoro” tramandata spesso in famiglia, fra chi vive il bosco e il tartufo.
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Perché tanti tartufai lo preferiscono
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Chi cerca tartufi sa che il cane deve avere doti specifiche, diverse da quelle di un cane da caccia classico. Il bracco pointer è apprezzato perché unisce: Fiuto eccezionale. Dal pointer eredita un olfatto sensibilissimo, capace di individuare tartufi a grande profondità e in terreni difficili.
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Ricerca più controllata e ritmata
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Il pointer puro è un galoppatore impetuoso: troppo veloce, rischia di sfuggire al controllo e distrarsi con selvaggina. L’incrocio con il bracco “rallenta” l’andatura e rende la cerca più ordinata.
 
Concentrazione e minore distrazione
Selezionando le linee giuste, si attenua l’istinto venatorio e si ottiene un cane che pensa soprattutto al tartufo. Resistenza fisica Questi cani coprono terreni impegnativi per ore senza stancarsi, adattandosi a boschi, colline e campi arati.
 
Temperamento equilibrato e obbediente. Più collaborativi e meno testardi rispetto a molti pointer puri, pur mantenendo vivacità e iniziativa. In sostanza: un cane “tecnico” che coniuga potenza olfattiva e gestione pratica.
 
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Storie e tradizioni dal bosco
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Molti tartufai raccontano che “il cane migliore non sta nei libri ma sotto il guinzaglio di chi lavora”.
Nei colli piacentini, per esempio, alcuni anziani ricordano linee di bracco pointer tramandate di padre in figlio: cucciolate selezionate “per naso e carattere”, senza pensare a pedigree ma solo a quanti tartufi trovava il cane.
In Toscana si citano allevatori come Giuseppe Crestini, che da anni lavora su questa combinazione e sostiene: “l’istinto è già lì, l’addestramento serve solo a rifinire”.
 
Storie di cani che scovano tartufi dove altri hanno già cercato sono frequenti: piccoli miti di paese che confermano la reputazione di questo ibrido.
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Confronto con il Lagotto e altri cani da tartufo
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Il Lagotto Romagnolo è oggi il cane “ufficiale” da tartufo, selezionato proprio per questo scopo: è metodico, tenace e poco distratto. Tuttavia molti tartufai trovano che, in terreni estesi o complessi, il lagotto possa risultare più lento e meno resistente.
 
Il bracco pointer, invece, copre più terreno e mantiene una cerca ampia e rapida, pur senza l’ansia da selvaggina del pointer puro.
 
Altri incroci esistenti includono Breton–Pointer, Spinone–Pointer e Bracco–Spinone, ma nessuno ha raggiunto la popolarità di questo mix.
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Conclusione: un outsider che convince
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Il bracco pointer non è “ufficiale”, non è perfetto, non vincerà esposizioni.
Ma nelle mani di un vero tartufaio diventa un compagno formidabile, capace di unire fiuto eccezionale, resistenza e obbedienza.
 
Forse non ha uno standard, ma ha un solo grande obiettivo: trovare tartufi dove gli altri non arrivano.
E per chi vive di terra, bosco e silenzio, questo conta più di qualunque pedigree.
 
 

 

Asti, multa da 1700 euro perché vendeva tartufo Uncinato in anticipo di due giorni

Asti, multa da 1700 euro perché vendeva tartufo Uncinato in anticipo di due giorni

Sequestrato mezzo chilo di scorzoni estivi ad un commerciante che li ha messi in vendita senza tener conto del calendario regionale

Sarebbero bastati pochi  giorni e il commerciante astigiano si sarebbe risparmiato 1700 euro di multa.

Sono i Carabinieri Forestali di Asti a dare la notizia di un controllo avvenuto pochi giorni fa in un negozio di Asti che aveva messo in vendita, fra altri alimenti tipici, anche 11 tartufi Uncinati, per un peso di circa mezzo chilo e il valore di 150 euro. Quantitativo che è stato confiscato dai Forestali perchè non potrebbero ancora essere messi in vendita.

In  Piemonte, infatti,  è consentita  la raccolta e la commercializzazione dei tartufi freschi di questa specie, a partire dal primo ottobre.

Una legge istituita per garantire la piena maturazione dei corpi fruttiferi e a tutela dell’intera produzione del prezioso fungo ipogeo.

Dunque niente raccolta e niente commercializzazione (anche se il negoziante avesse fattura che comprova la cavatura in altra Regione) prima di mercoledì.

A suo carico la multa di circa 1700 euro.