Anticipare la raccolta del Tuber macrosporum: una richiesta necessaria

Negli ultimi anni, chi vive il bosco con costanza lo ha visto chiaramente: il Tuber macrosporum non è più un tartufo “di nicchia”, né una presenza marginale relegata all’autunno inoltrato. È una specie che oggi mostra tempi biologici diversi, più precoci, coerenti con i cambiamenti climatici e con l’evoluzione degli habitat.

Per questo motivo, come andare a tartufi, abbiamo deciso di fare un passo formale e pubblico: inviare una richiesta ufficiale alle Associazioni tartufai affinché si facciano promotrici di un confronto tecnico per anticipare l’apertura della raccolta del Tuber macrosporum al mese di settembre.

Non è una provocazione. È una presa d’atto.


Perché chiedere l’anticipazione a settembre

Chi va per boschi lo sa: già a settembre il Tuber macrosporum è:

  • presente in quantità apprezzabili;

  • maturo dal punto di vista organolettico;

  • con pezzature spesso importanti;

  • stabile in diversi territori italiani.

Continuare a fissare l’apertura a ottobre significa, di fatto:

  • lasciare prodotto maturo nel terreno, che rischia di degradarsi;

  • togliere reddito legittimo ai tartufai;

  • favorire raccolte anticipate non regolamentate;

  • mantenere un calendario che non rispecchia più la realtà biologica della specie.

È inoltre evidente che il Tuber macrosporum condivide habitat e dinamiche stagionali con il Tuber magnatum, ma a differenza di quest’ultimo subisce una penalizzazione normativa che oggi appare sempre meno giustificabile.


Un approccio responsabile, non ideologico

La richiesta non va letta come una spinta alla deregolamentazione. Al contrario: aggiornare il calendario significa governare meglio il fenomeno, renderlo trasparente, tutelare sia l’ambiente sia chi lavora correttamente.

Le regole servono, ma devono essere vive, capaci di adattarsi quando il contesto naturale cambia.


La lettera inviata alle Associazioni

Di seguito riportiamo integralmente il testo della comunicazione ufficiale inviata via PEC alle Associazioni:


Spett.le Associazione,

mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione una riflessione concreta e ormai difficilmente ignorabile riguardo il Tuber macrosporum, specie che negli ultimi anni sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nei nostri territori.

Dall’esperienza diretta sul campo, condivisa da numerosi tartufai in diverse regioni italiane, emerge con chiarezza che il Tuber macrosporum è presente, maturo e commerciabile già nel mese di settembre, con quantità e pezzature di tutto rispetto. Non si tratta di casi isolati, ma di una condizione ormai ricorrente e stabile.

Il mantenimento dell’attuale calendario, che consente la raccolta solo a partire da ottobre, produce di fatto alcune criticità:

  • una perdita di prodotto maturo che rimane inutilizzato o si degrada;

  • un mancato reddito per i tartufai, in un periodo già complesso sotto il profilo economico;

  • una distorsione del mercato, che favorisce raccolte anticipate non regolamentate;

  • una gestione non più coerente con l’evoluzione climatica e biologica della specie.

È inoltre sempre più evidente come il Tuber macrosporum condivida habitat e dinamiche stagionali con il Tuber magnatum, risultando però penalizzato da un calendario che non rispecchia più la realtà naturale.

Alla luce di quanto sopra, chiedo formalmente che le Associazioni si facciano promotrici di un confronto serio e tecnico con gli enti competenti, finalizzato alla anticipazione dell’apertura della raccolta al mese di settembre, nel rispetto della tutela ambientale e della sostenibilità.

Non si tratta di deregolamentare, ma di aggiornare le regole alla realtà dei boschi, valorizzando una specie che può rappresentare una risorsa importante per il territorio e per la comunità dei tartufai.

Resto a disposizione per un confronto costruttivo e per la condivisione di ulteriori elementi utili alla discussione.

Con stima,

Denis Mastrodonato
Andare a Tartufi


Apriamo il confronto

Questo articolo non vuole chiudere il discorso, ma aprirlo.

Chi vive il bosco, chi studia il tartufo, chi rappresenta i tartufai e le istituzioni locali ha oggi l’occasione di avviare un confronto serio, basato sui fatti.

Noi abbiamo fatto il primo passo. Il bosco, come sempre, è già avanti.

—
Andare a Tartufi

Fasi Lunari Febbraio 2026

🌙 Fasi lunari e cerca dei tartufi: perché i trifolau le osservano?

Da secoli, i cercatori di tartufi non guardano solo al calendario stagionale, ma anche alle fasi della luna per decidere quando entrare nel bosco. È una pratica antica, tramandata da generazioni, che fa parte della cultura profonda della cerca.

Secondo la tradizione, la luna non influenza solo le maree, ma anche i movimenti dell’acqua nel terreno, la respirazione del suolo e persino la “spinta” aromatica del tartufo quando è pronto.


🌑 Una tradizione nata dall’esperienza

Non esistono prove scientifiche definitive che dimostrino un legame diretto, ma migliaia di tartufai nel tempo hanno osservato sempre gli stessi schemi:

  • In certi periodi si trovano più tartufi

  • In altri, anche con terreno buono, sembra che “spariscano”

Da qui nasce l’osservazione delle lune come strumento pratico di lettura del bosco.


🌕 Perché la luna è importante nella cerca

Secondo l’esperienza dei trifolau:

  • Dopo la luna piena e in luna calante il terreno tende a “rilasciare” di più l’umidità

  • Il suolo risulta spesso più morbido e lavorabile

  • I tartufi sembrano completare meglio la maturazione

  • L’aroma aumenta e diventa più facile per il cane intercettarli

In più, la luce naturale della luna piena favorisce la cerca notturna, permettendo di leggere meglio il terreno e i piccoli segnali che indicano la presenza del tartufo.


🌙 Mito o verità?

Che sia scienza o tradizione, una cosa è certa:
chi va a tartufi da una vita guarda la luna prima di guardare l’orologio.

Perché nel bosco non comanda il tempo,
comanda il ritmo della natura.

E la luna, da sempre, è il suo metronomo.

Tuber Macrosporum: il tartufo che può spodestare il Magnatum

Perché il nero liscio fa paura a chi vive di rendita

Nel mondo del tartufo esiste un re indiscusso, almeno sulla carta: il Tuber magnatum Pico.
Prezzo altissimo, narrazione mitica, aura di intoccabilità.

Ma esiste anche un tartufo che, se fosse davvero valorizzato, potrebbe metterne in discussione il primato.

Ed è proprio per questo che viene tenuto ai margini.

Il Tuber macrosporum, noto come tartufo nero liscio, possiede caratteristiche che lo rendono pericoloso per gli equilibri attuali:

  • profilo aromatico intenso e persistente
  • grande versatilità in cucina
  • maggiore adattabilità ambientale
  • produzione più costante nel tempo

Non è un’alternativa povera.
È un’alternativa credibile.

Ed è questo il punto.

Se il confronto fosse solo sensoriale, la partita sarebbe aperta da tempo.
Il problema è che non si gioca sul gusto, ma sul controllo del mercato.

Un tartufo come il macrosporum:

  • riduce la dipendenza dal tartufo bianco
  • amplia la base dei consumatori
  • rende il sistema meno fragile

In altre parole: rompe la rendita.


Perché non conviene farlo crescere

Spingere davvero sul nero liscio significherebbe:

  • smontare il racconto del “re unico”
  • ridurre la pressione sui prezzi del bianco
  • spostare valore dalla rarità alla qualità

Per chi ha costruito ruoli, posizioni e narrazioni su quella rarità,
questa non è un’opportunità: è una minaccia.

Meglio lasciare il macrosporum in una zona grigia,
conosciuto ma non raccontato,
presente ma mai centrale.

Spesso si parla di tutela del tartufo bianco.
Ma tutelare non dovrebbe significare impedire l’evoluzione.

Il nero liscio non vuole sostituire il Magnatum.
Vuole co-esistere ad armi pari.

Ed è proprio questa parità potenziale a spaventare.


Una conclusione che pesa

Il tartufo nero liscio è il primo vero rivale del Magnatum
non per prezzo,
ma per sistema.

Finché il settore continuerà a proteggere equilibri economici
più che valorizzare il patrimonio reale,
continueremo a chiamare “re” ciò che conviene difendere
e “minore” ciò che potrebbe cambiare le regole.

Lombardia- Denunciati per per aver definito Bianco D’Alba tartufo Umbro

MULTATI PER AVER DETTO LA VERITÀ A METÀ

Il caso Cremona e l’assurdo giuridico sul “Tartufo bianco d’Alba”

Nei giorni scorsi il Nucleo Carabinieri Forestale di Cremona ha effettuato una serie di controlli nell’ambito di una campagna nazionale di prevenzione e repressione delle frodi nel settore agroalimentare, con particolare attenzione alla vendita al dettaglio di tartufo bianco (Tuber magnatum Pico).

Durante le verifiche sono emerse irregolarità relative alle informazioni fornite ai consumatori sull’origine geografica del prodotto. In particolare, in alcuni esercizi commerciali veniva indicata sul menù una provenienza regionale specifica del tartufo bianco, mentre gli accertamenti hanno stabilito che il prodotto somministrato ai clienti risultava riconducibile a una provenienza italiana generica, non supportata da idonea documentazione di tracciabilità.

Per tali violazioni, riconducibili alla normativa in materia di corrette informazioni sugli alimenti (D.Lgs. 231/2017 e Reg. UE 1169/2011), sono state irrogate sanzioni amministrative per un importo complessivo pari a 6.000 euro, a carico degli esercenti e dei rispettivi fornitori.

La questione che nessuno vuole affrontare

Fin qui i fatti.

Ma questo caso mette in luce un problema strutturale del mercato del tartufo bianco che da anni viene ignorato.

La normativa italiana riconosce espressamente che le diciture:

“Tartufo bianco”

“Tartufo d’Alba”

“Tartufo di Acqualagna”

sono nomi comuni tradizionali utilizzabili per indicare il Tuber magnatum Pico.

Non sono marchi.

Non sono DOP.

Non sono IGP.

Non costituiscono certificazioni di origine.

Sono denominazioni storiche, ammesse come nomi comuni.

Quando il nome diventa una promessa

Nel mercato reale, tuttavia, queste denominazioni sono diventate promesse implicite di origine e qualità.

Il consumatore legge “d’Alba” e interpreta:

origine geografica reale

qualità superiore

prezzo legittimamente più alto

Ma lo Stato non ha mai istituito una vera certificazione geografica del Tuber magnatum Pico.

Esiste quindi una frattura tra ciò che la legge consente e ciò che il mercato fa credere.

Il paradosso normativo

Si permette l’uso di nomi che evocano un’origine.

Non si crea una certificazione ufficiale di quell’origine.

Si sanziona chi li utilizza come se fossero ciò che il mercato è stato abituato a considerare.

Non è una questione di mala fede individuale.

È una zona grigia istituzionale che genera confusione, contenziosi e perdita di fiducia.

Il vero nodo

Se esistesse una DOP o una IGP del Tuber magnatum Pico, questo caso non esisterebbe.

Oggi invece il settore vive di un’ambiguità strutturale:

le parole suggeriscono ciò che la legge non ha mai formalizzato.

Finché questo nodo non verrà sciolto, continueremo ad avere controlli, sanzioni e polemiche.

Ma non avremo chiarezza.

Ed è proprio la chiarezza che manca oggi al mercato del tartufo bianco.

Intervista a Luigi Di Bacco Il Tartufo non è una corsa all’oro È una scelta di vita

 

Ci sono persone che imparano un mestiere.
E poi ci sono persone che crescono dentro una vocazione.

Luigi Di Bacco appartiene a questa seconda categoria.
Da una vita cammina nel bosco accanto ai cani, ascolta i loro silenzi, ne rispetta i tempi, ne riconosce lo sguardo prima ancora del fiuto.
Non addestra per dominare, ma per accompagnare.
Non cerca scorciatoie: custodisce un sapere antico fatto di pazienza, fiducia e rispetto.


Chi è Luigi Di Bacco?

Chi sei e da quanto tempo ti occupi di cani da tartufo?

“Sono un educatore cinofilo Fidasc e tecnico Opes.
Mi occupo di cani da tartufo da una vita.
Il mio primo cane era un Breton. Io avevo dodici anni.”

 


Tecnica o rapporto?

Cosa conta davvero per formare un buon cane da tartufo?

“Il rapporto è fondamentale, ma non fa miracoli.
Servono anche le doti naturali del cane e il lavoro sul riporto.”

Commento Andare a Tartufi:
L’affetto è la base, ma il talento e la tecnica fanno nascere il vero cane da tartufo.


Qual è l’errore più grande che vedi fare?

“Perdere di vista l’aspetto affettivo e il rispetto per l’animale che ci accompagna.”

“All’uomo sapiente, il cane ha sempre dato tutto.
Noi gli abbiamo dato quello che rimane: il tempo che rimane, il cibo che rimane, il posto che rimane.”

Commento Andare a Tartufi:
Questa non è una risposta. È una lezione di vita.


C’è un mito da sfatare?

“Che il cane si ciberebbe di tartufi per addestrarlo.”

 


Esiste una razza perfetta?

“Ogni razza ha fenomeni, buoni soggetti e soggetti non portati.”

Non esiste il cane perfetto. Esiste il cane giusto.


Ricordi il primo tartufo trovato?

“Un nero pregiato, alla cava di Pappone.”

Ci sono ritrovamenti che restano nella memoria per sempre.


Cosa è cambiato nel tempo?

“Sta crescendo il rispetto per il cane, anche se ci sono ancora molti fossilizzati.”

Il futuro va avanti. Il rispetto, lentamente, torna.


Che consiglio daresti a chi vuole iniziare oggi?

“Valutate prima la passione, non l’aspetto economico.”

Chi entra per i soldi, spesso esce presto. Chi entra per passione, resta.


Cos’è davvero andare a tartufi?

“È la passione più bella del mondo, per chi ha la predisposizione alla cinofilia e al bosco.”

Non è un hobby. È una vocazione.


 

Chi va a tartufi può scegliere due strade.
Quella di chi corre.
E quella di chi cammina.

Luigi Di Bacco cammina.
Accanto ai cani. Dentro il bosco.
Senza fretta. Con rispetto.

Perché il tartufo, prima di essere trovato, va meritato.
E chi lo cerca solo per denaro , spesso non lo incontra mai davvero.


.

 

 

Aperture Stagione Tartufo Bianchetto

Apertura raccolta Tartufo Bianchetto 2026 Tutte le date ufficiali regione per regione

Il Tartufo Bianchetto (Tuber borchii), detto anche Marzuolo, è il primo vero protagonista della stagione tartuficola italiana.

Profumato, intenso, amatissimo dagli chef e ricercatissimo dai cercatori, apre ufficialmente la stagione invernale in quasi tutta Italia.

Ecco le date ufficiali di apertura 2026 regione per regione 👇

Aperture ufficiali per regione

Abruzzo 15 Gennaio

Basilicata 15 Gennaio

Calabria 10 Gennaio

Campania 1 Gennaio

Emilia Romagna – Pianura 1 Dicembre

Emilia Romagna – Collina 1 Dicembre

Friuli Venezia Giulia 15 Gennaio

Lazio 15 Gennaio

Liguria 15 Gennaio

Lombardia 15 Gennaio

Marche 15 Gennaio

Molise 15 Gennaio

Piemonte 15 Gennaio

Puglia 15 Gennaio

Sardegna 1 Dicembre

Sicilia 15 Gennaio

Toscana 10 Gennaio

Trentino Alto Adige 15 Gennaio

Umbria 15 Gennaio

Valle d’Aosta 15 Gennaio

Veneto 15 Gennaio

Perché il Bianchetto è così importante?

apre la stagione “calda” del tartufo

è più accessibile economicamente rispetto al bianco

è potentissimo di profumo

è amatissimo da ristoratori e privati

è il vero spartiacque tra inverno e primavera

È il tartufo che riaccende il mercato dopo le feste.

La raccolta è legale solo dalla data di apertura regionale.

Cercare o detenere bianchettti prima della data ufficiale comporta sanzioni, sequestro del tartufo e ritiro del tesserino.

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Il fischietto da addestramento del cane da tartufo

Il fischietto da addestramento del cane da tartufo

Perché ogni vero tartufaio dovrebbe usarlo (e come farlo bene)

C’è un momento, nel bosco, in cui ti accorgi che la voce non basta più.

All’inizio urli, chiami, ti sgoli.

Poi un giorno il cane è un po’ più lontano, il vento gira, le foglie fanno rumore, un capriolo scappa tra i faggi…

e ti rendi conto che le tue parole non arrivano più dove serve.

È lì che entra in scena il fischietto.

Non come un accessorio, ma come una vera estensione della tua presenza nel cane.

Chi lo prova seriamente capisce subito una cosa: il cane non “ascolta meglio”, capisce meglio.

Il fischio non cambia mai, non porta nervosismo, non porta fretta, non porta rabbia. È sempre lo stesso. Pulito. Diretto. Onesto.

Per il cane è una linea chiara, un binario.

Nel bosco, il fischietto diventa il tuo filo invisibile.

Il tuo modo di dire “sono qui” anche quando non ti vedi.

Il tuo modo di richiamare senza urlare, di guidare senza disturbare, di proteggere senza farti notare.

E succede una cosa bellissima: il cane comincia a muoversi con te, non per conto suo.

Non perché ha paura.

Ma perché si sente dentro una comunicazione stabile, sempre uguale, sempre chiara.

Con il tempo, senza quasi accorgertene, inizi a creare un linguaggio tutto tuo.

Un fischio per tornare.

Uno per fermarsi.

Uno per cambiare direzione.

Non lo studi.

Lo costruite insieme.

È una conversazione silenziosa che solo voi due capite.

Ed è per questo che nel mondo della cerca vera — quella che non fa rumore, quella che non lascia tracce, quella che non si racconta — il fischietto è sempre stato uno strumento da tartufaio vero.

Non disturba la fauna.

Non chiama l’attenzione.

Non ti tradisce.

Ti tiene legato al tuo cane senza dover dire una parola.

Esistono fischietti semplici, quelli classici, che vanno benissimo per iniziare.

Poi ci sono quelli a doppia frequenza, che nel bosco funzionano come una lama: netti, precisi, sempre riconoscibili anche a distanza.

Ci sono i modelli ad ultrasuoni, che viaggiano lontano senza sembrare quasi suono.

E poi quelli in corno, antichi, caldi, che sembrano nati per stare in tasca a chi vive i sentieri più che le strade.

Ogni tartufaio, prima o poi, trova il suo.

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All’inizio si parte piano.

Un fischio, un premio.

Un fischio, una carezza.

Il cane capisce subito che quel suono è qualcosa di buono.

Poi quel suono diventa “vieni”.

Poi diventa “sono qui”.

Poi diventa “fidati”.

E quando un giorno ti accorgi che basta un solo fischio per farlo tornare anche da lontano,

capisci che non stai più “addestrando”:

stai lavorando in coppia.

Il fischietto non ti rende un addestratore migliore.

Ti rende un compagno migliore.

E nel bosco, per un cane da tartufo,

questa è la differenza tra girare…

e cercare davvero insieme.

Rinnovo tesserino tartufi 2026: quanto costa?

Il tesserino di idoneità alla raccolta dei tartufi è valido su tutto il territorio nazionale, ma il costo del rinnovo annuale cambia da Regione a Regione, perché ogni ente applica una propria tassa di concessione.

Ogni anno, proprio in questo periodo, molti tartufai fanno fatica a trovare informazioni chiare e aggiornate.
Per questo abbiamo riunito qui l’elenco aggiornato al 2026 con i costi del rinnovo.


Costi rinnovo tesserino tartufi 2026 per Regione

Regione Costo
Abruzzo 150,00 €
Basilicata 92,96 €
Calabria 152,00 €
Campania 92,96 €
Emilia Romagna 92,96 €
Friuli Venezia Giulia —
Lazio 50,62 €
Liguria 92,96 €
Lombardia 0 €
Marche 92,96 €
Molise 159,00 €
Piemonte 160,00 €
Puglia 93,00 €
Sardegna —
Sicilia —
Toscana 92,96 €
Trentino Alto Adige —
Umbria 111,55 €
Valle d’Aosta —
Veneto 100,00 €

(— = costo non ancora pubblicato ufficialmente)


Informazioni utili per il 2026

• Il tesserino ha validità nazionale, ma la tassa si paga nella Regione di residenza.
• Il pagamento va rinnovato ogni anno, anche se il tesserino ha validità pluriennale.
• In alcune Regioni sono richieste marche da bollo aggiuntive.
• Il pagamento avviene quasi sempre tramite PagoPA o bonifico regionale.
• In molte Regioni la scadenza è 31 gennaio 2026.


Perché è importante rinnovare

Raccogliere tartufi senza tesserino valido comporta sanzioni pesanti, sequestro del prodotto e delle attrezzature, e in alcuni casi la sospensione del diritto di raccolta.

Il rinnovo non è una formalità: è ciò che ti permette di andare nel bosco tranquillo, in regola e tutelato.

Fasi Lunari Gennaio 2026

🌙 Fasi lunari e cerca dei tartufi: perché i trifolau le osservano?

Da secoli, i cercatori di tartufi non guardano solo al calendario stagionale, ma anche alle fasi della luna per decidere quando entrare nel bosco. È una pratica antica, tramandata da generazioni, che fa parte della cultura profonda della cerca.

Secondo la tradizione, la luna non influenza solo le maree, ma anche i movimenti dell’acqua nel terreno, la respirazione del suolo e persino la “spinta” aromatica del tartufo quando è pronto.


🌑 Una tradizione nata dall’esperienza

Non esistono prove scientifiche definitive che dimostrino un legame diretto, ma migliaia di tartufai nel tempo hanno osservato sempre gli stessi schemi:

  • In certi periodi si trovano più tartufi

  • In altri, anche con terreno buono, sembra che “spariscano”

Da qui nasce l’osservazione delle lune come strumento pratico di lettura del bosco.


🌕 Perché la luna è importante nella cerca

Secondo l’esperienza dei trifolau:

  • Dopo la luna piena e in luna calante il terreno tende a “rilasciare” di più l’umidità

  • Il suolo risulta spesso più morbido e lavorabile

  • I tartufi sembrano completare meglio la maturazione

  • L’aroma aumenta e diventa più facile per il cane intercettarli

In più, la luce naturale della luna piena favorisce la cerca notturna, permettendo di leggere meglio il terreno e i piccoli segnali che indicano la presenza del tartufo.


🌙 Mito o verità?

Che sia scienza o tradizione, una cosa è certa:
chi va a tartufi da una vita guarda la luna prima di guardare l’orologio.

Perché nel bosco non comanda il tempo,
comanda il ritmo della natura.

E la luna, da sempre, è il suo metronomo.

Rieti – A tartufi di notte: scattano i controlli e le multe

Negli ultimi giorni i Carabinieri Forestali hanno avviato una vera e propria stretta sulla raccolta notturna dei tartufi, intensificando i controlli nelle zone a vocazione tartufigena del Centro Italia.

Nel Cicolano (Rieti), i nuclei forestali di Petrella Salto e Borgorose hanno sorpreso diversi raccoglitori mentre cavavano tartufi di notte, pratica espressamente vietata dalla normativa.
Sono scattate sanzioni immediate.

E non è un episodio isolato.


 Perché la raccolta notturna è vietata

La legge è chiarissima: la raccolta è consentita da un’ora dopo il tramonto a un’ora prima dell’alba.
Fuori da questo intervallo si è in violazione, anche se si è in possesso di tesserino.

Il motivo non è burocratico, ma ecologico:

  • di notte la visibilità è ridotta

  • aumenta il rischio di scavare in modo errato

  • si danneggiano radici, micelio e suolo

  • si compromette la produzione futura della tartufaia

Tradotto: si rovina il bosco e si distrugge il tartufo di domani.

I Carabinieri Forestali hanno dichiarato di aver effettuato oltre 150 controlli mirati nelle ultime settimane.

E attenzione:
non è solo repressione, ma difesa delle tartufaie naturali, sempre più sotto pressione a causa:

  • dell’aumento del valore dei tartufi

  • della crescita dei raccoglitori improvvisati

  • del mercato nero

  • della corsa alla “notte fonda” per evitare concorrenza


Cosa rischia oggi chi viene trovato di notte

Chi viene sorpreso a cavare fuori orario può incorrere in:

  • multe salate

  • sequestro degli attrezzi

  • ritiro del tesserino

  • segnalazione come raccoglitore irregolare

E nei casi gravi, recidiva e danni ambientali, possono scattare conseguenze penali.

Questa non è una guerra ai tartufai.
È una difesa del tartufo stesso.

Chi rovina la tartufaia per fare due soldi oggi,
sta togliendo pane a sé stesso domani.
E soprattutto lo sta togliendo ai figli, ai nipoti, a chi verrà dopo.

Il tartufo non è infinito.
È un equilibrio fragile.
E oggi è ufficiale: lo Stato ha deciso di proteggerlo sul serio.