Fiere e sagre del tartufo in Italia — Autunno 2025

Fiere e sagre del tartufo in Italia — Autunno 2025

L’autunno italiano è sinonimo di paesaggi colorati, vino nuovo… e soprattutto tartufo. Tra ottobre e dicembre 2025, da Nord a Sud si susseguono fiere e sagre dedicate al “diamante della cucina”, occasione perfetta per degustazioni, mercati specializzati e tour gastronomici.

Ecco una panoramica aggiornata dei principali eventi in programma.

🌟 Grandi appuntamenti nazionali

Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba

📍 Alba (CN) — Piemonte

🗓 11 ottobre – 8 dicembre 2025

La regina indiscussa delle fiere italiane: il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco anima Alba ogni weekend d’autunno, con showcooking di chef stellati, degustazioni di vini delle Langhe e un’atmosfera unica. Imperdibile per appassionati e professionisti.

Fiera Internazionale del Tartufo di Acqualagna

📍 Acqualagna (PU) — Marche

🗓 1-2, 8-9, 15-16, 22-23 novembre 2025

Acqualagna è uno dei territori più rinomati per la raccolta di tartufo bianco pregiato. La fiera trasforma il borgo in un grande mercato a cielo aperto, con stand di produttori, ristorazione tipica e attività per famiglie.

Trifola d’Or di Murisengo

📍 Murisengo (AL) — Piemonte

🗓 16 e 23 novembre 2025

Due domeniche dedicate alla celebrazione del tartufo e dei prodotti del Monferrato, con espositori selezionati, eventi culturali e degustazioni.

Fiere e sagre locali da non perdere

L’Italia vive una vera “corsa al tartufo” in tantissimi borghi. Ecco alcune tappe consigliate per scoprire tradizioni e sapori autentici:

Odalengo Piccolo (AL) — 12 ottobre 2025

Bergamasco (AL) — 12 ottobre 2025, Fiera Regionale Mostra Mercato del Tartufo

Mombercelli (AT) — 19 ottobre 2025, Fiera Nazionale del Tartufo e dei Prodotti Locali

Moncalvo (AT) — 19 e 26 ottobre 2025, storica Mostra Mercato del Tartufo

Trisobbio (AL) — 26 ottobre 2025, Fiera Nazionale del Tartufo

Mondovì (CN) — 31 ottobre – 2 novembre 2025, “Peccati di Gola” con mercato del tartufo

Cella Monte (AL) — 1-2 novembre 2025, Sagra Regionale del Tartufo Bianco

San Damiano d’Asti (AT) — 2-3 novembre 2025, Fiera Nazionale del Tartufo

Canelli (AT) — 9 novembre 2025, Fiera Regionale del Tartufo

Alessandria — 9 novembre 2025, Mostra del Tartufo “San Baudolino”

Rivalba (TO) — 7-9 novembre 2025, Mostra Mercato Nazionale del Tartufo del Piemonte

Montechiaro d’Asti — 9 novembre 2025, Fiera Nazionale del Tartufo Bianco del Monferrato

✨ Consigli per vivere al meglio una fiera del tartufo

Arriva presto: i tartufi migliori finiscono nelle prime ore del giorno.

Fidati dei produttori locali: spesso vendono anche piccole pezzature di grande qualità.

Assaggia piatti tipici: tajarin, uova al tegamino, fonduta e carpaccio sono classici abbinamenti.

Prenota in anticipo: soprattutto ad Alba e Acqualagna gli hotel si riempiono rapidamente.

🥂 Un autunno profumato di tartufo

Dalle grandi fiere internazionali alle sagre di paese, il calendario autunnale 2025 offre decine di occasioni per scoprire il tartufo bianco e nero italiani. Che tu sia un gourmet esperto o un semplice curioso, vale la pena pianificare una gita: borghi pittoreschi, mercati ricchi di profumi e l’emozione di portare a casa un tartufo appena cavato rendono queste esperienze davvero uniche.

Date Apertura Stagione T. Uncinatum. Regione per Regione

Di seguito riportiamo, le date di apertura della stagione di raccolta del Tartufo Uncinato (Tuber Uncinatum) Regione per Regione

Tuber Uncinatum – Tartufo Uncinato

Regione Apertura  
Abruzzo 1° Ottobre.  
Basilicata 1° Ottobre.  
Calabria 1° Ottobre.  
Campania 1° Ottobre.  
Emilia Romagna 1° Ottobre  
Friuli Venezia Giulia 1° Ottobre.  
Lazio 1° Ottobre  
Liguria 1° Ottobre.  
Lombardia 1° Ottobre.  
Marche 1 Ottobre  
Molise 15 Ottobre.  
Piemonte 1 Ottobre.  
Puglia 1° Ottobre.  
Sardegna 10 Settembre.  
Sicilia 1° Ottobre.  
Toscana 1 Ottobre.  
Trentino 1° Dicembre.  
Umbria 1° Ottobre.  
Valle D’Aosta 1° Ottobre.  
Veneto 1° Ottobre.  

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Risotto con Tartufo Bianco e Muschio di Mare – Ricetta

Risotto con tartufo bianco e muschio di mare – Un brindisi all’autunno

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L’estate ci lascia alle spalle i suoi colori vivi, i suoi profumi di sole e di mare. Con l’equinozio d’autunno, il ritmo rallenta, le giornate si accorciano e la natura ci regala sapori più intensi e avvolgenti. Questo piatto nasce come saluto alla leggerezza estiva e, allo stesso tempo, come benvenuto all’autunno: un risotto cremoso che unisce la preziosità del tartufo bianco al tocco sorprendente e marino del muschio di mare.
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Un ingrediente fuori dall’ordinario: il muschio di mare
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Il muschio di mare, noto anche come “Irish moss” o carragheen, è un’alga rossa, che una volta cotto o essiccato prende un caratteristico  colore verde. Cresce sugli scogli delle coste atlantiche. Utilizzato da secoli nella cucina naturale, si distingue per la sua capacità gelificante e per le note iodate che porta nei piatti. In questa ricetta diventa un ponte tra stagioni: richiama la freschezza e la sapidità dell’estate, ma si armonizza perfettamente con la profondità del tartufo bianco, tipicamente autunnale.
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Ingredienti (per 4 persone)
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320 g di riso Carnaroli
1 piccolo scalogno
1 l di brodo vegetale caldo
40 g di muschio di mare essiccato (ammollato e ben sciacquato)
40 g di burro
40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 tartufo bianco fresco (da grattare al momento)
Sale  q.b.
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Procedimento
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1. Preparare il muschio di mare: sciacquarlo accuratamente dopo l’ammollo per eliminare eventuali residui di sale e sabbia. Tagliuzzarlo finemente.
2. Soffritto leggero: in una casseruola far appassire lo scalogno tritato con un filo d’olio.
3. Tostare il riso: aggiungere il Carnaroli e tostarlo per 2 minuti, mescolando.
4. Cottura: sfumare con un mestolo di brodo e proseguire aggiungendo liquido poco per volta, fino a portare il riso a cottura. A metà, incorporare il muschio di mare.
5. Mantecatura : fuori dal fuoco, unire burro e Parmigiano, mescolare energicamente per ottenere un risotto cremoso.
6. Finitura: impiattare e grattare sopra abbondante tartufo bianco. Una macinata di pepe fresco chiuderà il piatto.
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Un risotto elegante, avvolgente e profumato: il mare che incontra il bosco, l’estate che cede il passo all’autunno.

Alba – Fiera del Tartufo: Concessione choc Ammessi anche i Magnatum dell’ Est Europa

ella seconda Commissione consiliare di ieri, 18 settembre, è stato discusso un tema importante la modifica del regolamento del mercato mondiale del tartufo, in partenza dall’11 ottobre. Si aprirà, in particolare, alla possibilità  di vendere i propri prodotti a trifolao e cercatori da altri territori italiani e da altre aree del mondo, con il limite  totale di vendita di 1 chilogrammo di prodotto per fine settimana. Saranno collocati in uno spazio dedicato all’interno della struttura nel cortile della Maddalena, il fulcro della Fiera.

Per l’assessora al turismo Caterina Pasini e per l’assessore al commercio Roberto Cavallo, sarà un modo per offrire una vetrina prestigiosa, nella capitale del tartufo, ad aree che non hanno questa visibilità, senza minare l’eccellenza albese.

L’opposizione grida allo scandalo

La pensa diversamente l’opposizione. I consiglieri comunali Emanuele Bolla, Riccardo Spolaore, Lorenzo Barbero, Carlo Bo, Domenico Boeri, Massimo Reggio, Elisa Boschiazzo e Nadia Gomba hanno spiegato: «La promozione del nostro territorio e la vetrina di vendita del Mercato Mondiale del Tartufo devono rimanere riservate i nostri trifolao: non vi è nessuna utilità per la città nell’aprire la nostra più grande kermesse a trifolao che non hanno nulla a che fare con il nostro territorio. Aprire la parte più nobile della Fiera del Tartufo Bianco d’Alba alle altre città italiane o addirittura ad altri paesi del mondo non conferisce alcun valore al nostro sistema tartufo, ma lancia un messaggio di allargamento a un commercio nazionale ed internazionale di tartufi incoerente con la narrazione della valorizzazione di un prodotto locale. Il mercato della Fiera deve rimanere ad esclusivo appannaggio di cercatori e trifolau piemontesi, senza aprirsi a altri cercatori italiani e stranieri».

Emanuele Bolla aggiunge: «La Fiera è un patrimonio di tutti, su cui non devono pesare divisioni e polemiche: la maggioranza sospenda questa idea, che riteniamo sbagliata, e apra un ragionamento con la minoranza su come valorizzare al meglio il prodotto principe dell’autunno Albese. Siamo aperti al confronto, ma dev’essere in favore dei nostri cercatori e non di quelli di altre regioni o addirittura stranieri. Se il provvedimento non sarà sospeso stiamo ragionando sulla possibilità di presentare emendamenti al consiglio comunale, affinché si sospenda questa previsione. Se si vuole ragionare su come rafforzare la centralità di Alba nel panorama del tartufo italiano siamo disponili a dare un contributo, che potrebbe passare dall’ospitare momenti di confronto e convegni con altri territori, attraverso conferenze e dibattiti in città, ma senza l’affiancamento di cercatori non piemontesi ai nostri trifolao”.

I consiglieri di minoranza concludono: «Samo aperti a un confronto sul piano nazionale per rafforzare la leadership del territorio, ma questa iniziativa di governo del sistema tartufo non può passare dall’apertura del mercato del tartufo a chi viene da fuori regione o addirittura da altre nazioni. Siamo disponibili a capire come farlo insieme, ma questa strada ci sembra profondamente sbagliata».

I Ladri hanno Svaligiato la Casa di Matteo Urbinati Tartufi

ACQUALAGNA Si riaffaccia il pericolo furti in abitazione nei comuni dell’entroterra. Mercoledì mattina a finire nel mirino dei balordi è stato Matteo Urbinati, imprenditore e commerciante di tartufi molto noto nella provincia pesarese, che anche tramite il profilo social personale ha segnalato la gravità dei fatti accaduti nell’abitazione di famiglia alla periferia di Acqualagna. 

«Non mi fermerò qui»

«Di sicuro non mi fermerò qui – si è sfogato sui social – in un modo o nell’altro vi troverò con le telecamere e pagherete tutti i danni fino all’ultimo centesimo». Camere e armadi ribaltati e messi sottosopra, l’appartamento in disordine. «Siamo alle solite purtroppo – racconta l’imprenditore –, ho sporto denuncia ai carabinieri, spero che i colpevoli siano presto individuati e assicurati alla giustizia». Urbinati, che vive con la compagna a Fossombrone, è originario di Acqualagna, una delle capitali italiane del tartufo. Uno dei prodotti gastronomici più ricercati, eppure non era quello l’obiettivo dei balordi che l’altra mattina sono entrati facendo irruzione nell’appartamento approfittando dell’assenza del commerciante e dei suoi genitori. I ladri sono entrati forzando una finestra al piano superiore, salendo per mezzo di un palo rinvenuto nei pressi dell’abitazione e di proprietà degli inquilini. Oltre ai danni agli infissi e alle porte interne, sono in via di quantificazione il valore degli oggetti preziosi e l’ammontare del denaro contante sottratti dall’appartamento. Sdegno e indignazione per il furto sono stati espressi da numerosi amici e concittadini.

L’imprenditore, esponente politico di Fratelli d’Italia, ha ringraziato quanti gli hanno espresso solidarietà. Ieri pomeriggio ha sottolineato l’importanza per i cittadini di sentirsi più sicuri: «Partiamo dal fatto che mi ha dato più fastidio l’invasione dentro casa e le rotture di due porte e finestre oltre al bottino che si sono presi. In Italia purtroppo non c’è giustizia davanti a queste cose, davanti a chi ruba e davanti a chi uccide. Però io da imprenditore – denuncia Urbinati – se per caso non faccio uno scontrino o per sbaglio mi scordo di pagare l’assicurazione (perché capita tra tanti impegni) sono un delinquente. Se io becco un ladro dentro casa secondo la legge Italiana gli dovrei aprire la porta e accompagnarlo all’uscita ed è giusto secondo voi?».

Tartufi e Fasi Lunari:Leggenda o Realta?

Il tartufo è da sempre circondato da un’aura di mistero. Cresce nascosto sotto terra, si lega indissolubilmente agli alberi e si lascia trovare solo da chi sa ascoltare la natura. Non sorprende allora che, accanto alla scienza micologica, sopravvivano tradizioni e credenze che lo vedono influenzato da forze più grandi, come quelle della luna. Ma è davvero solo una leggenda o la luna ha un ruolo nel destino del tartufo?

Da secoli i cavatori di tartufo osservano il cielo prima ancora che la terra. Secondo molti, le fasi lunari incidono sulla quantità, sulla qualità e persino sull’intensità aromatica dei tartufi. C’è chi giura che durante la luna crescente i tartufi maturino meglio, chi sostiene che il plenilunio ne esalti il profumo, chi al contrario raccomanda di cavarli in luna calante. La  tradizione orale è ricca di aneddoti e osservazioni che si ripetono con sorprendente costanza

Se guardiamo oltre la leggenda, un punto fermo c’è: la luna influisce sulla natura. Le maree, i movimenti della linfa nelle piante, l’umidità del suolo, persino i cicli di riproduzione di alcuni animali seguono ritmi scanditi dal satellite terrestre. E i tartufi, frutti della simbiosi tra funghi e radici, non vivono isolati. Se la luna condiziona le piante, l’acqua e il terreno, perché non dovrebbe toccare anche i tartufi che da questi dipendono?

La ricerca micologica non ha ancora fornito prove definitive sull’influenza della luna nello sviluppo del tartufo. Tuttavia, alcuni studiosi ipotizzano che le variazioni di umidità e pressione legate ai cicli lunari possano effettivamente incidere sul processo di crescita. Al momento si tratta di indizi, più che di certezze. Ma la mancanza di dati conclusivi non cancella il valore delle osservazioni tramandate dai cercatori: dopotutto, per secoli l’agricoltura ha seguito il calendario lunare con risultati tangibili.

Che sia leggenda o realtà, la connessione tra tartufi e luna resta affascinante. Forse non sapremo mai fino in fondo quanto il plenilunio renda più profumato un tartufo o la luna calante ne stimoli la maturazione. Ma è proprio questo intreccio di scienza e suggestione a mantenere vivo il mito: mentre la luna veglia dall’alto, sotto terra i tartufi continuano a crescere in silenzio, preziosi tesori del bosco.

Piemonte, fino a 20€ di contributi per ogni albero da tartufi

La terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto, ha espresso a maggioranza parere favorevole alla proposta di deliberazione che prevede la rimodulazione delle quote per indennizzare i proprietari e i possessori di terreni con piante tartufigene.

“L’obiettivo è incentivare la conservazione e la valorizzazione delle tartufaie naturali, garantendo al tempo stesso la raccolta libera del pregiato tartufo bianco d’Alba” ha spiegato l’assessore alla Biodiversità e tartuficoltura Marco Gallo.

Possono presentare domanda i proprietari o conduttori di terreni in Piemonte dove crescono specie arboree favorevoli alla produzione, come querce (farnia, rovere, roverella, cerro), pioppi, salici, tigli, carpini e noccioli.

L’indennità, variabile da 20 a 12,50 euro per pianta a seconda della specie, può riguardare fino a un massimo di 25 alberi per ettaro e viene concessa solo se negli ultimi tre anni è stata accertata la presenza del tartufo. I beneficiari si impegnano per cinque anni a seguire un piano di coltura e conservazione, mantenendo gli esemplari e permettendo la raccolta libera ai cercatori muniti di tesserino. Lo stanziamento è di circa 500.000 euro.

Le domande vanno presentate tramite il Portale Tartufi, secondo le modalità definite dall’avviso annuale della Regione. I Comuni hanno 30 giorni per completare l’istruttoria, con un termine massimo di 90 giorni. Restano escluse dal contributo le tartufaie controllate o coltivate e, più in generale, quelle in cui non sia consentita la ricerca libera.

Alberi da Tartufo : Patrimonio O Ostaggi?

Alberi da tartufo: patrimonio o ostaggi?

C’è un paradosso che serpeggia silenzioso nelle nostre campagne. Da una parte celebriamo il tartufo come “diamante della terra”, simbolo di eccellenza gastronomica e volano di turismo; dall’altra permettiamo che gli alberi che lo ospitano vengano abbattuti senza troppe domande.
La legge, infatti, consente agli agricoltori di tagliare gli alberi nati spontaneamente nei loro terreni. Che siano querce, pioppi o noccioli – spesso proprio quelli più amati dai tartufi – poco importa: non esiste un vincolo specifico che obblighi a conservarli. Così, un patrimonio naturale e collettivo diventa terreno di scelta privata, dominato dalla logica dell’aratro e della monocoltura.
Ed è qui che nasce il cortocircuito: per frenare la corsa alle motoseghe, le Regioni hanno pensato bene di offrire contributi economici a chi decide di non tagliare. In pratica, paghiamo con soldi pubblici chi rinuncia a distruggere un bene che appartiene a tutti, almeno nel suo valore ecologico e culturale. Non suona un po’ come un riscatto?
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Piemonte: l’indennità che sa di “riscatto”
Il Piemonte è la regione simbolo di questa contraddizione. La Regione ha attivato bandi che concedono un’indennità ai proprietari di terreni per la conservazione di ciascun albero con riconosciuta capacità tartufigena. Nel 2025, ad esempio, sono stati indennizzati 2.400 alberi in 41 comuni, proprio per preservare la produzione del prezioso tartufo bianco.
Sulla carta, è una tutela. Ma nei fatti suona come un pagamento per non distruggere: un albero diventa un ostaggio che lo Stato deve “riscattare” per mantenerlo in vita. Un meccanismo che rischia di legittimare un paradosso: prima la possibilità di abbattere, poi il premio per non farlo.
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Marche: alberi monumentali sì, alberi da tartufo no
Nelle Marche il discorso è diverso. Qui la Regione si concentra sulla tutela degli alberi monumentali e dei filari di particolare pregio, con censimenti e vincoli paesaggistici. Una scelta giusta, ma che lascia un vuoto evidente: gli alberi tartufigeni nati spontaneamente non godono della stessa attenzione.
Così, mentre un grande platano secolare viene protetto, una giovane quercia potenzialmente vocata al tartufo può cadere sotto la lama di una motosega senza troppe formalità. Una protezione a metà, che dimentica il valore economico ed ecologico delle piante legate al tartufo.
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Umbria: la tutela resta solo burocratica
In Umbria la situazione è ancora più emblematica. Esistono regolamenti e modulistica per chiedere autorizzazioni all’abbattimento di alberi vincolati, ma non ci sono bandi specifici che incentivino la conservazione degli alberi da tartufo spontanei.
Il risultato? La tutela resta confinata alla burocrazia, senza strumenti economici o normativi che scoraggino davvero la rimozione delle piante tartufigene. Una difesa sulla carta, che poco riesce a incidere nella realtà dei campi.

Piogge Estive 2025 Regione per Regione Ecco cosa aspettarsi dalla raccolta dei Tartufi

Estate 2025: Nord più piovoso, Sud in siccità. Ecco cosa significa per  la raccolta tartufi
L’estate meteorologica 2025 (1 giugno – 31 agosto) ha confermato un trend ormai noto: l’Italia si spacca in due quando si parla di precipitazioni.
Dai dati e dalle stime raccolte su base nazionale emerge infatti che:
il Nord Italia ha registrato i valori più alti di pioggia (circa 220 mm totali),
il Centro Italia ha vissuto un’estate intermedia (circa 120 mm),
il Sud Italia è stato il fanalino di coda, con appena 70 mm medi di pioggia.
Un dato cruciale, perché le piogge estive rappresentano la linfa per lo sviluppo dei tartufi: senza umidità costante il micelio fatica, compromettendo la raccolta autunnale.
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Nord Italia: il Piemonte tiene alta la media
Al Nord, piogge frequenti hanno mitigato la siccità e mantenuto i suoli relativamente umidi.
In Piemonte, regione vocata alla produzione del pregiato Tartufo Bianco d’Alba, i temporali estivi hanno garantito una riserva idrica preziosa. Qui i raccoglitori possono guardare con cauto ottimismo alla stagione autunnale: le condizioni risultano più favorevoli rispetto ad altre aree del Paese.
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Centro Italia: tra Abruzzo e Lazio un’estate altalenante
Il Centro Italia ha mostrato una situazione variegata.
In Abruzzo, i rilievi appenninici hanno beneficiato di qualche pioggia in più, specie a giugno, con effetti positivi sui boschi di querce e faggi che ospitano tartufi neri e bianchi.
In Lazio, invece, l’estate è stata più secca: le precipitazioni non sono mancate del tutto, ma non sufficienti a compensare i periodi di caldo intenso. I tartufi potrebbero risentirne, con rese meno abbondanti rispetto al Nord.
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Sud Italia: Calabria e Puglia segnate dalla siccità
Il Sud ha sofferto la siccità più marcata.
In Calabria, l’estate è trascorsa quasi senza piogge, con conseguenze dirette sulla crescita dei tartufi locali, già meno diffusi rispetto al Centro-Nord.
In Puglia, le piogge sono state scarse e distribuite male: qualche episodio a giugno, poi mesi aridi. Questo rende difficile il mantenimento dell’umidità necessaria per lo sviluppo sotterraneo dei tartufi, riducendo le prospettive per i raccoglitori pugliesi.
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Conclusioni: il Nord avvantaggiato, il Sud penalizzato
Dall’analisi dell’estate 2025 emerge un quadro chiaro:
Più pioggia al Nord, con il Piemonte in prima linea tra le regioni più “fortunate”;
Meno pioggia al Sud, dove Calabria e Puglia restano indietro in termini di condizioni favorevoli.
Per chi vive di tartufi o ne segue con passione l’andamento, questi dati non sono semplici numeri, ma indicazioni preziose: la raccolta autunnale 2025 potrebbe essere generosa al Nord e più limitata, purtroppo, al Sud.

Abruzzo – Lupi uccidono 2 cani da tartufo

Lupi aggrediscono e uccidono due cani da tartufo. È accaduto questa notte in località San Vincenzo di Carsoli. Due pregiati esemplari di cani, addestrati per la ricerca dei tartufi, sono stati uccisi e in parte sbranati da un branco di lupi all’interno di un recinto protettivo dove si trovavano anche le loro cucce.

Dopo aver scavato sotto la protezione, i lupi sono riusciti ad entrare e ad avere la meglio sui poveri cani .Non è la prima volta che si verificano in zona episodi simili di predazione. Inutile sottolineare il dolore del proprietario sia dal punto di vista affettivo che economico.